Dalla via di Porsenna al locale Museo Nazionale Etrusco di Chiusi

Il Museo Nazionale Etrusco di Chiusi venne istituito nel 1871 e ospitato, a partire dal 1901, all’interno di un edificio in stile neoclassico, appositamente costruito per accogliere il ricco patrimonio archeologico, in particolar modo etrusco, proveniente dalla città e dal territorio.

Il Museo Nazionale Etrusco di Chiusi venne istituito nel 1871 e ospitato, a partire dal 1901, all’interno di un edificio in stile neoclassico, appositamente costruito per accogliere il ricco patrimonio archeologico, in particolar modo etrusco, proveniente dalla città e dal territorio.

 Le sale espositive, il cui allestimento risale al 2003, sono disposte su due piani seguendo criteri di ordine tematico e cronologico. 

Chiusi si trova all’estremo sud della provincia di Siena, al confine con l’Umbria e vicina a quello con il Lazio; siamo nella Valdichiana Senese il cui centro più famoso è, appunto, l’antica Cleusie o  Chamars potente città etrusca, ancora oggi immersa in un territorio pieno di tesori che è possibile ammirare nei musei e nelle tombe disseminate nella valle. 

Secondo la tradizione Chiusi venne fondata da Cluso, figlio del re Tirreno, ma documenti storici attesterebbero che, in realtà, abbia avuto origine da villaggi costituiti da capanne dove, nel IX secolo, si insediarono pastori e agricoltori villanoviani provenienti, con ogni probabilità, dal Monte Cetona.

L’apice della potenza di Chiusi, come tramandato da Plutarco e Tacito, si può collocare alla fine del VI secolo a.C., quando il re Porsenna, lucumone etrusco, intervenne per difendere Tarquinio il Superbo contro Roma che lo aveva estromesso dalla carica regale. 

Porsenna occupò il Gianicolo mentre una statua in rame che lo raffigurava venne eretta nei pressi del Senato. Secondo tale tradizione Roma fu costretta, per molti anni, a pagare decime ai Tirreni.

Nell’89 a.C. Chiusi entra completamente nell’orbita politica di Roma grazie all’estensione della cittadinanza romana ai suoi abitanti. Questo  florido periodo continua anche in età Imperiale, quando la città rappresenta un importante snodo di traffico lungo la consolare Cassia e il fiume Clanis, a quel tempo navigabile fino al Tevere. 

A partire dal III secolo d.C. Chiusi diviene un grande centro di diffusione del Cristianesimo, evento testimoniato dalla presenza delle catacombe di Santa Mustiola e Santa Caterina, come della Cattedrale di San Secondiano. Successivamente la città è sede di un ducato longobardo a cui fa seguito un lungo periodo di decadenza.

L’interesse per le antichità di cui il territorio di Chiusi è stato sempre ricco nasce nel Rinascimento, periodo storico durante il quale grandi artisti, come Leon Battista Alberti, Antonio da Sangallo e Baldassarre Peruzzi, cominciano a proporre fantasiose ricostruzioni grafiche del monumento funebre del re chiusino Porsenna. 

I Medici si considerano diretti discendenti del lucumone etrusco e iniziano a collezionare reperti provenienti dal territorio gravitante intorno a Chiusi; nel 1520 commissionano, probabilmente ad Andrea Sansovino, una statua in terracotta raffigurante Porsenna, eretta a Montepulciano.

Nel XVI e nel XVII secolo avvengono i primi rinvenimenti archeologici nella zona che hanno come conseguenza la dispersione di parte del materiale riportato alla luce durante gli scavi. Si deve a Ristoro Paolozzi una iniziale raccolta dei reperti; essa viene descritta da Filippo Buonarroti all’interno dell’Appendice all’edizione del De Etruria Regali, opera scritta, nel Seicento, da Thomas Dempster e pubblicata a Firenze tra il 1723 e il 1724.

La Valdichiana diventa, durante il Settecento, oggetto di una sistematica opera di bonifica mentre alla metà dell’Ottocento vengono realizzati una serie di lavori agricoli; durante lo svolgimento di queste attività si assiste, purtroppo, a uno scellerato saccheggio delle necropoli a cui segue un indiscriminato commercio d’arte operato dalla nobiltà terriera. 

E’ utile evidenziare che in questo periodo manca una legislazione riguardo la tutela del patrimonio archeologico; si vengono a costituire le prime raccolte private locali insieme, però, alla dispersione di preziose opere del passato immesse sul mercato antiquario. 

Nel 1860 viene istituita una Commissione Archeologico Municipale con l’intento di arginare la migrazione del patrimonio archeologico appartenente a Chiusi.

Viene, così, inaugurato il 22 agosto 1901 un museo locale; nel 1907 il museo si arricchisce di un importante lascito testamentario, quello di Giovanni Paolozzi, collezionista e scavatore nato a Chiusi nel 1831 e membro di una delle famiglie chiusine di più antica nobiltà. 

Fin dal XVII secolo i componenti della famiglia Paolozzi avevano iniziato a raccogliere antichità etrusche e romane provenienti da terreni di loro proprietà. Il lascito diviene uno dei nuclei principali delle raccolte conservate nel Museo Nazionale Etrusco di Chiusi. 

 Il Canopo da Dolciano (VII secolo a.C.)  è uno dei capolavori conservati nel Museo di Chiusi; si tratta di un vaso in bronzo con una testa in terracotta appoggiato su un trono, anch’esso in bronzo, decorato a sbalzo con motivi ornamentali di animali e vegetali a sottolineare lo status del personaggio di cui custodiva le ceneri. Il canopo fa parte della produzione chiusina di ossuari antropomorfi realizzati tra il secondo quarto del VII e il primo quarto del VI secolo a.C. 

Giovanni Paolozzi, nel 1873, rinvenne questo straordinario oggetto nella necropoli di Dolciano, frazione di Chiusi, all’interno di una tomba a ziro. 

Il vaso venne conservato dal Paolozzi presso di sé fino al 1907, quando passò in eredità al museo della sua città. Bisogna ricordare che nel VII secolo a.C., quindi durante il periodo Orientalizzante, si tentò di rappresentare il defunto attraverso contenitori per ossa e ceneri dall’aspetto antropomorfo; nacquero, in questo modo, i vasi canopi, esclusiva del territorio chiusino, che traevano il loro nome da quelli egizi contenenti le viscere dei morti. 

Negli anni ’60 dell’Ottocento il Paolozzi condusse ricerche, anche, in località Lauscello presso Castel San Giorgio, scoprendo undici tombe e un grande numero di vasi in bronzo poi confluiti nelle raccolte del British Museum. 

La collezione Paolozzi in quel periodo annoverava oltre 350 oggetti che furono venduti al Comune di Chiusi (23 maggio 1872) per l’allora Museo Civico, inaugurato il 28 ottobre 1871. 

La donazione più cospicua di Giovanni Paolozzi avvenne, però, dopo la sua morte (1 dicembre 1907), per lascito testamentario; conosciamo la consistenza della donazione grazie all’inventario redatto da Bartolomeo Nogara tra il 4 e il 5 gennaio 1904 che comprendeva anche il valore economico, davvero ingente. 

La donazione Paolozzi insieme a quella di Enrichetta Mieli Servadio del 1934 sono esempi perfetti della volontà di restituire al pubblico godimento lo straordinario patrimonio archeologico del territorio; essi rappresentano, sia per qualità che per quantità, il nucleo maggiormente significativo del Museo Nazionale Etrusco di Chiusi.

Enrichetta Mieli donò la ricca collezione del padre Leone Mieli creata negli anni Ottanta dell’Ottocento grazie ai materiali rinvenuti nella grande necropoli di Castelluccio - La Foce ¬- Tolle e in località Casa al Vento tra Pienza e Chianciano Terme.

Inizialmente il Museo era ospitato in due locali posti in Via Mecenate; ben presto questo spazio risultò insufficiente e allora si decise di costruire un nuovo edificio e venne acquistato un terreno sito in via Porsenna, vicino al Duomo. 

L’incarico fu affidato all’architetto purista Giuseppe Partini il quale diede vita ad una costruzione in stile neoclassico che possiamo ammirare ancora oggi. L’edificio risultava rialzato rispetto al piano stradale per mezzo di una breve scalinata ed era composto da un’ampia aula centrale circondata, su ogni lato, da corridoi. La sala era illuminata grazie a grandi lucernai e preceduta da un pronao caratterizzato da quattro colonne doriche e due pilastri in facciata.

Il percorso espositivo del museo ha inizio con la presentazione al pubblico di reperti che testimoniano le prime frequentazioni del territorio chiusino, riferibili all’età del Bronzo, medio e finale (XIII – X secolo a.C.); l’allestimento prosegue con oggetti databili all’età del Ferro (IX – VIII secolo a.C.) che includono il periodo etrusco attraverso l’esposizione di ceramiche in bucchero e attiche, statue, corredi funebri, sarcofagi e urne. 

Continua il proprio sviluppo, nel periodo Villanoviano, l’insediamento di Montevenere, sorto durante l’età del Bronzo. La documentazione più ricca presente nel museo è relativa, però, alle necropoli, in particolar modo a quella di Poggio Renzo dove, negli scavi condotti durante l’Ottocento, fu ritrovato uno splendido Coperchio di impasto (VIII secolo a.C.) detto dell’abbraccio in quanto vi sono rappresentate due figure nell’atto di abbracciarsi. Varie le interpretazioni proposte: tra queste il probabile incontro tra il defunto e una divinità femminile, forse da identificarsi con Turan (Afrodite).  

Il periodo Orientalizzante è caratterizzato dalla produzione di vasi cinerari antropomorfi prodotti esclusivamente nel territorio di Chiusi, chiamati canopi, di cui ho parlato precedentemente; nella stessa epoca si assiste alla nascita di una scuola di scultura specializzata nella creazione di busti femminili in pietra fetida e travertino, denominati xoana

Essi raffigurano donne piangenti (VI secolo a.C.) e sono posti vicino alle tombe con lo scopo di evidenziare il compianto funebre; altre volte vengono realizzati animali terrificanti a protezione delle tombe. 

Tra questi ultimi spicca la Sfinge (VI secolo a.C.) rinvenuta nel XIX secolo e donata alla collettività dal conte Ottieri della Ciaja.

L’importanza raggiunta dall’antica Chiusi è testimoniata, nel museo, dalla presenza di ceramiche attiche a figure nere e rosse di importazione; splendido esempio è il grande Skyphos del Pittore di Penelope (440 a.C.) con scene tratte dalle vicissitudini di Odisseo. 

La sezione romana ospitata nel museo raccoglie testimonianze rinvenute nella città e nel territorio; di straordinaria rilevanza è il  Ritratto di Augusto in cui egli è raffigurato nelle vesti sacerdotali di pontefice massimo e il Mosaico con scene di caccia proveniente dalla villa di Montevenere. 

Si giunge in questo modo al periodo medioevale (VI – VII secolo d.C.) con insigni reperti ritrovati nelle sepolture longobarde, scavate sul Colle dell’Arcisa, appena fuori l’abitato attuale. Gli oggetti qui rinvenuti sono soprattutto armi e ornamenti di tipo personale come una splendida spilla in argento dorato con pomoli a forma di testa umana e decori geometrici e zoomorfi.

Museo Archeologico Nazionale di Chiusi

via Porsenna, 93
53043 Chiusi  (SI)


Orario Apertura
Aperto tutti i giorni
9.00-20.00

Biglietti
Intero: € 6.00
Ridotto: € 2.00

Gratuito 1° Dom. del mese

Servizi
Accesso Disabili
Mostre
Visite Guidate

 

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