Volterra e il Museo Etrusco Mario Guarnacci

Il Museo Guarnacci che sorge nella splendida Volterra è uno tra i più antichi Musei pubblici d’Europa, oltre ad essere la sede di una collezione fondamentale per conoscere la storia e la cultura del popolo etrusco, unica al mondo. 

Il Museo Guarnacci che sorge nella splendida Volterra è uno tra i più antichi Musei pubblici d’Europa, oltre ad essere la sede di una collezione fondamentale per conoscere la storia e la cultura del popolo etrusco, unica al mondo. 

Viene fondato nel 1761 grazie al lascito del nobile abate Mario Guarnacci (1701 – 1785) il quale decide di donare ai cittadini di Volterra il grande patrimonio archeologico e bibliotecario da lui accumulato in anni di incessanti acquisti e ricerche.

Volterra, il cui nome deriva dall’etrusco Velathri, si trova tra la valle dell’Era (Arno) e quella della Cecina, a 70 km da Pisa, immersa in un paesaggio affascinante, tra le colline toscane, con una storia millenaria alle spalle che risale a più di 2500 anni fa.

 La città diviene, tra il IX e l’VIII secolo a.C., un centro di grande importanza della civiltà villanoviana, ma, il periodo in cui raggiunge il maggior sviluppo culturale, economico e politico è tra IV secolo e I secolo a.C., quando si trasforma in potente Lucumonia etrusca.

Ricordo, a tal proposito, che gli Etruschi, da un punto di vista politico, erano organizzati in città – stato, indipendenti l’una dall’altra e non sempre in buoni rapporti, amministrate da “lucumoni”,  una sorta di re – sacerdoti. Volterra è l’ultima lucumonia che si sottomette al potere di Roma, in quanto dopo aver parteggiato per Mario, nella guerra contro Silla, si arrende nell’81 – 80 a.C. La città diviene, in epoca romana, un importante municipio.

Testimonianza della potenza militare della Volterra etrusca è offerta dall’imponente cerchia di mura  dalle dimensioni ciclopiche, di cui, ancora oggi, rimangono ingenti tratti, come quello della Guardiola; ulteriori segni del periodo etrusco sono rappresentati dalla Porta all’Arco e dalla Porta Diana. 

L’area dell’Acropoli, incastonata nel bel parco archeologico intitolato al celebre studioso volterrano Enrico Fiumi, mostra una stratificazione archeologica di grande rilievo che ci narra la storia di una delle principali città della dodecapoli etrusca. Nel punto posto più in alto, nell’VIII secolo, nacque l’antica Volterra attraverso l’unione di diversi villaggi, sede dei culti religiosi testimoniati dalla presenza di due grandi templi.

Intorno all’abitato sorgono le necropoli del Portone, di Badia, di Ulimeto e di Ripaie scavate sin dal Settecento; all’interno di queste aree furono rinvenute tombe ascrivibili al periodo ellenistico (fine IV - I sec. a.C.) con urne cinerarie realizzate in tufo e alabastro, attualmente parte della collezione etrusca del Museo Guarnacci. 

L’alabastro è una pietra tipica del territorio di Volterra; si tratta di un minerale formatosi nel sottosuolo nel periodo miocenico con diverse venature e trasparenze, molto duttile alla lavorazione. 

Venne lavorato fin da epoca etrusca anche se conobbe una fioritura particolare durante il Rinascimento, per raggiungere apprezzamento a livello mondiale grazie ai viaggiatori volterrani del XIX secolo; in questo periodo nella città toscana nacque una scuola dedicata alla formazione di artigiani specializzati nella lavorazione dell’alabastro. 

Tornando alla storia del Museo Etrusco di Volterra, oggetto di questo articolo, esso nacque alla metà del Settecento, periodo storico che vide il fiorire di ricerche e studi legati alle antichità di cui il territorio italiano è stato sempre ricco.

Volterra divenne, all’interno di quel particolare e fervido clima culturale, una vera e propria capitale; colui che volle la creazione di una raccolta stabile di antichità nella città toscana fu Mario Guarnacci, grande collezionista ed erudito storico.
 
Personaggio poliedrico e bizzarro egli era perfettamente a suo agio nell’ambito delle Accademie settecentesche, attorno alle quali gravitava un mondo ricco di stimoli ed idee. Il Guarnacci fu tra i primi a rendersi conto che proprio le sue acquisizioni ostacolavano la dispersione dell’importante numero di reperti rinvenuti nelle necropoli intorno Volterra. Egli ebbe sicuramente il merito di scatenare l’interesse dei massimi eruditi dell’epoca sulla città.

Scipione Maffei, Giovanni Lami, Anton Francesco Gori si prodigarono nella divulgazione scientifica della collezione appartenente all’abate Guarnacci, attraverso pubblicazioni e costanti aggiornamenti su riviste come “Le Novelle Letterarie”, edite a Firenze per conto del Lami.

L’abate nel momento in cui donò al “pubblico della città di Volterra” tutto il materiale raccolto in anni di grande impegno non solo intellettuale ma, anche, economico, sancì il passaggio di un patrimonio privato alla comunità che, da quel momento in avanti, ne divenne la nuova proprietaria. 

La prima sede del Museo fu Palazzo Maffei, sito in via Guidi, oggi Matteotti, acquistato appositamente per contenere la collezione; dopo la morte del Guarnacci, avvenuta nel 1785, l’intero patrimonio, comprensivo della Biblioteca, trovò una nuova collocazione nel Palazzo dei Priori, centro nevralgico della vita politica dell’antico comune di Volterra, costruito a partire dal 1208 e terminato intorno alla metà del XIII secolo. Nel 1877 il Museo, arricchito da acquisti e donazioni, venne trasferito in quella che è la sede attuale, Palazzo Desideri – Tangassi.

Gli oggetti vennero esposti dall’allora direttore, Niccolò Maffei, seguendo la ricerca più aggiornata dell’epoca. Rappresentano un perfetto esempio di tale modo di intendere l’allestimento museale le seicento urne cinerarie disposte sul criterio del bassorilievo presente sulla cassa e la sequenza degli altri materiali, proposti al pubblico secondo le classi tipologiche: i bronzi, le oreficerie, i vetri, gli avori, le ceramiche.

Queste scelte espositive risultarono, ben presto, poco funzionali in quanto venne a mancare lo spazio adeguato anche per la presenza, all’interno del Palazzo, della vasta Biblioteca e dell’Archivio Storico Comunale. 

Questi ultimi, dopo un secolo, furono trasferiti nel vicino palazzo Vigilanti, mentre al piano terreno del Museo venne ricavato un itinerario con l’esposizione dei reperti più significativi relativi al periodo villanoviano, orientalizzante, arcaico e classico. Il secondo piano venne destinato al tema dell’artigianato artistico in periodo ellenistico, culmine della grande fioritura della Volterra etrusca e coincidente al periodo tra IV e I secolo a.C., dunque cronologicamente l’ultimo di questa grande cultura.

Cuore dell’intero percorso museale è rappresentato dalla celebre opera conosciuta in tutto il mondo con l’appellativo di Ombra della sera, piccola statua votiva in bronzo, dalle forme incredibilmente allungate, alta appena 57,4 cm., che in epoca etrusca era stata realizzata come manufatto in onore delle divinità. 

Una suggestiva tradizione attribuisce il suo nome alla fantasia del grande poeta Gabriele D’Annunzio il quale durante una sua visita a Volterra vi avrebbe riconosciuto le lunghe ombre proiettate dal sole che tramonta; secondo una parte degli studiosi tale nome, in realtà, comparve per la prima volta nel 1954 in una Guida di Volterra, scritta dal professor Paolo Ferrini. 

Questa scultura è uno degli oggetti più misteriosi ed emblematici dell’arte etrusca; si tratta della statua di un giovane dal sorriso beffardo, nudo e gracile nell’aspetto, che lascia pendere sui fianchi le sue lunghissime braccia; anche le gambe sono molto lunghe così come il busto. 

L’autore di quest’opera, risalente al III secolo a.C., rimane sconosciuto; dopo essere stata rinvenuta entrò nel mercato antiquario divenendo famosa nel 1737 quando lo studioso fiorentino Anton Francesco Gori pubblicò il suo Museum Etruscum, ove l’Ombra veniva catalogata come divinità.

A quell’epoca apparteneva a Filippo Buonarroti, pronipote di Michelangelo, erudito fiorentino e collezionista di antichità. La statua venne successivamente acquistata da Mario Guarnacci, il quale nel 1761 donò il suo patrimonio artistico a Volterra. 

Questo straordinario manufatto è stato accolto nei musei più importanti del mondo: da New York a Tokio, da Londra a Parigi. Nei secoli però gli esperti e gli studiosi si sono divisi sulla sua autenticità, infatti ci si è sempre chiesti se fosse stato realmente forgiato nel periodo etrusco oppure fosse un falso prodotto nel Settecento o nell’Ottocento, quando gli artisti spesso si dilettavano nel creare improbabili capolavori.

Il mistero dopo secoli è stato finalmente risolto grazie all’ausilio dei laboratori di fisica applicata ”N.Carrara” del Cnr di Firenze, diretti da Salvatore Siano; è emerso che si tratta di un originale di epoca ellenistica, forgiata dagli etruschi, interrato per millenni prima di essere riportato alla luce. 

Attraverso una tecnica conosciuta come “spettroscopia di plasma indotta da laser” si è scoperto che l’opera è un bronzo ternario, con un contenuto medio di rame, stagno, piombo rispettivamente del 71%, 14%, 15%, compatibile con un manufatto di epoca etrusca.

Gli studiosi hanno misurato le alterazioni presenti sulla superficie del bronzo, tipiche di un interramento di lungo periodo, con forti quantità di stagno e tracce di calcio provenienti dal terreno di giacitura, un’impronta che non può essere riprodotta in modo artificiale. 

L’Ombra della sera è, dunque, esposta con orgoglio all’interno del Museo Guarnacci e trattata come una vera celebrità. 

Il percorso, come accennato, prende il suo avvio al piano terreno, con l’esposizione di monumenti pre e protostorici, accolti nelle sale I e I bis dove si segnalano i materiali degli scavi 1892 – 1893 provenienti dalle necropoli di Badia e Guerruccia, e quelli della recente scoperta della necropoli delle Ripaie, con lo scavo del 1969. Il periodo orientalizzante (VII secolo a.C.) è rappresentato da un attingitoio da Monteriggioni, e da eccezionali oreficerie donate al Museo dal Vescovo Incontri nel 1839.

Al periodo arcaico, databile al VI secolo a.C., è riferibile uno dei monumenti più celebri del Museo, appartenente alla collezione del Guarnacci, la stele di Avile Tite in cui è raffigurato un guerriero con spada e lancia il quale mostra tratti iconografici affini ad opere greco – orientali. La sala III presenta al centro uno scarabeo in corniola, un cratere attico riferibile alla produzione tarda del Pittore di Berlino e, soprattutto, un calco di quello che è reputato un capolavoro della scultura etrusca, la Testa Lorenzini, considerata la più antica statua in marmo dell’Etruria centrale.

Al secondo piano vengono essenzialmente ospitate le sepolture del periodo definito Ellenistico (fine IV – I sec. a.C.); elemento che caratterizza questa parte del percorso museale è l’urna cineraria dove venivano accolti i resti del defunto dopo la cremazione. Il sarcofago era distinto in due parti principali: la cassa vera e propria con la funzione di contenitore le ceneri e il coperchio. 

Quest’ultimo intorno al IV sec. a.C. era semplicemente costituito da un’urna a cassetta mentre, in seguito, fu ornato dalla figura del defunto sdraiato sul letto durante lo svolgimento del banchetto; questa eraun’ occasione in Etruria a cui prendevano parte anche le donne, a differenza di quanto accadeva a Roma e in Grecia. 

Questa sezione del Museo Guarnacci ospita complessi tombali di tipo familiare, acquisiti recentemente; in tali tipi di sepolture trovavano posto anche oggetti che i membri della famiglia deponevano accanto al monumento funebre per consentire al defunto una vita dignitosa nell’aldilà. Si tratta di suppellettili relative al banchetto, come vasi per mescere l’acqua con il vino, ma, anche, oggetti da toletta o d’ornamento utili, in particolare, alle donne.

La sala XX accoglie un monumento importantissimo per la collezione, il Coperchio degli sposi, opera risalente al I sec a.C., in cui sono rappresentati due anziani coniugi distesi sul letto del convivio, mentre si scambiano sguardi enigmatici, modellati in terracotta. Sempre la sala XX espone la celebre Ombra della sera, ex voto di giovinetto. Il primo piano del Museo è arricchito, in tutte le sale, da pavimenti a mosaico provenienti da edifici di età imperiale romana, di Volterra o di Castagneto Carducci. 

Vi sono altre importanti sezioni che fanno parte della collezione del Guarnacci, come il monetiere con esemplari molto rari di monete etrusche in oro, bronzo e argento e tremila monete greche, romane repubblicane e imperiali, i bronzetti, le oreficerie e le gemme. Al primo piano una sala è dedicata alla Volterra romana; sono qui presentati al pubblico materiali reperiti a Vallebuona, luogo in cui si trova il Teatro antico, realizzato da personaggi della gens Caecina, sotto Augusto e Tiberio, ancora oggi in perfetto stato di conservazione.

 

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Tour privato di Volterra

 

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ORARI E BIGLIETTI

Orari di apertura Museo Etrusco Guarnacci

Dal 4 Novembre a Marzo 2025
tutti i giorni dalle 10:00 alle 16:30
NATALE CHIUSO

Biglietti

Intero: 10,00€
Ridotto ragazzi 6-16, over 60, Soci Coop e TCI: 8,00€
Gruppi (min 10 pax): 6,00€

 

Tariffe Volterra Card

dal 4 Novembre a Marzo 2025

(valida 72 ore)
Museo Etrusco GuarnacciPinacotecaEcomuseo dell’AlabastroPalazzo dei PrioriAcropoli e Cisterna RomanaTeatro Romano

Intero: 15,00€
Ridotto (studenti universitari con tesserino, ragazzi 6-18, over 65, Soci Coop, FAI, TCI): 12,00€
Gruppi studenti (studenti delle scuole al di fuori del territorio comunale ): 6,00€
Gruppi adulti (minimo 10 persone): 10,00€
Volterra Card Famiglie:  
Speciale per ragazzi (6-18 anni) accompagnati da 1-2 adulti fino ad un massimo di 5 persone: 25,00€
Bambini max 6 anni, residenti del Comune di Volterra, studenti del distretto scolastico, disabili ed accompagnatori, insegnanti e accompagnatori di scolaresche, guide turistiche autorizzate, giornalisti, soci ICOM: gratuit