Aria di neoclassico al Museo Correr di Venezia

Il Museo che vi presentiamo oggi prende il suo nome da Teodoro Correr (1750 – 1830) 

Il Museo che vi presentiamo oggi prende il suo nome da Teodoro Correr (1750 – 1830) 


Egli appartenne ad una nobile famiglia veneziana, d era grande  appassionato collezionista che trascorse grande parte della sua esistenza a raccogliere opere d’arte, oggetti e testimonianze relative alla storia millenaria della splendida città lagunare.

Alla sua morte, avvenuta nel 1830, egli dona a Venezia il palazzo di famiglia posto sul Canal Grande, nel sestiere di Santa Croce, insieme alle raccolte in esso custodite; il vasto corpo di oggetti d’arte collezionati da Teodoro Correr prende forma tra gli ultimi anni della Repubblica di Venezia, che cade nel 1797, e quelli successivi delle dominazioni straniere.

In questi decenni molte famiglie nobili veneziane decidono di dare via una quantità davvero ingente di opere d’arte, oggetti e intere biblioteche, spinti a volte da reali necessità e altre dalla paura di confische o da ingordigia, piuttosto che da una certa miopia culturale. 

Teodoro Correr, fin dalla più giovane età, comincia, con insaziabile volontà e grande intuito, a collezionare qualsiasi tipo di materiale: statue antiche, dipinti, monete, codici miniati, cammei, libri, album di disegni. In questa vorace attività egli non è spinto da un moderno senso museologico quanto dalla passione a dalla irrefrenabile voglia di accumulare.

Ad un certo punto il Correr decide di rendere fruibile il vasto patrimonio culturale accumulato negli anni; a partire dal 1836 la raccolta viene aperta al pubblico e catalogata ed ordinata. Il tutto viene strutturato, da un lato, come gabinetto di studio e dall’altro come percorso espositivo che tende a privilegiare quanto di meglio è contenuto in ogni sezione.

Le guide della città nella seconda metà dell’Ottocento indicano il Museo quale meta privilegiata degli studiosi d’arte e dei visitatori. Ben presto la raccolta viene arricchita da diverse donazioni tra le quali le raccolte Zoppetti (con gli straordinari pezzi canoviani), Molin, Tironi (maioliche, bronzi, dipinti e vetri), Sagredo, Cicogna e altre.

Nel 1887 la collezione viene spostata da Palazzo Correr al Fondaco dei Turchi e, nel 1895, avviene l’acquisizione dell’importante patrimonio di memorie appartenuto a Francesco Morosini, con un rinnovato allestimento. Prende, in questo modo, avvio la storia dei Musei Civici di Venezia, destinati, nel corso del tempo, ad articolarsi in una serie di sezioni distaccate tra di loro e dotate di un aspetto diverso e specifico, sino a determinare l’attuale Sistema museale della città lagunare. 

Dal 1922 il Museo è passato alla sede attuale posta nelle Procuratie Nuove con accesso dal grande scalone dell’Ala Napoleonica, edificio che chiude piazza San Marco, di fronte la Basilica. La progettazione e l’inizio dell’esecuzione dell’Ala Napoleonica risalgono al tempo in cui Venezia faceva parte del napoleonico Regno d’Italia (1806 – 1814) di cui Napoleone era il monarca e suo vice era il figliastro Eugenio di Beauharnais.

Questa parte di piazza San Marco era un tempo occupata dall’antichissima chiesa di San Geminiano, riedificata dal Sansovino a metà del Cinquecento, e dalle prosecuzioni delle Procuratie Vecchie e Nuove; i due lunghissimi edifici, che delimitano la piazza sui lati nord e sud, un tempo avevano ospitato uffici ed erano stati la dimora di alcune delle più importanti magistrature della Repubblica veneziana. 

Napoleone e la sua corte scelgono quale residenza ufficiale le Procuratie Nuove, progettate nel 1582 da Vincenzo Scamozzi e concluse da Baldassarre Longhena nel 1640; tale edificio viene destinato a Reggia nel 1807.  

Era necessario creare un grande ambiente di rappresentanza i cui elementi focali dovevano essere lo Scalone e il Salone da Ballo; architetto che venne coinvolto nella nuova sistemazione fu Giuseppe Soli (1745 – 1823), il quale, insieme al collega Lorenzo Santi (1783 – 1866), progettò l’edificio dell’Ala Napoleonica che fronteggia ora la Basilica di San Marco, con la doppia facciata monumentale, il portico e lo Scalone d’Onore.  

Tutti gli interni, dunque arredi, decorazioni e affreschi sono improntati al gusto neoclassico di cui ancora oggi rappresentano un’importante testimonianza; nel 1866, in seguito all’annessione di Venezia al Regno d’Italia, la Reggia entra in possesso dei re sabaudi. Nel 1919 Vittorio Emanuele III, re d’Italia, le restituisce al Demanio dello Stato al fine di farle utilizzare dal Ministero della Pubblica Istruzione; in questo modo nel 1920 una parte dell’area viene riservata al Museo Archeologico Nazionale e dal 1922 un’altra parte al Museo Correr.    

Per quanto concerne la raccolta di dipinti settecenteschi di Teodoro Correr essa è esposta, dal 1936 insieme alle successive acquisizioni, nella meravigliosa cornice di Ca’ Rezzonico, mentre le opere ottocentesche sono confluite nella galleria d’arte moderna di Ca’ Pesaro. Nel 1932 una parte delle collezioni di vetri unitamente a quelle muranesi sono andate a formare il Museo Vetrario di Murano; a Ca’ Mocenigo, in San Stae, è stata riunita la collezione di tessuti che è andata ad arricchire il patrimonio del Centro Studi di Storia del Tessuto e del Costume.

Attualmente il Museo Correr offre al pubblico diversi e interessanti itinerari: il primo comprende la Reggia neoclassica e la collezione canoviana, il secondo riguarda la sezione storica con riferimento alla Civiltà veneziana, il terzo Le Grandi Raccolte d’Arte. Dal 15 settembre 2023 è consentito visitare, solo su prenotazione, il nuovo e suggestivo Percorso delle Sale Reali attraverso il quale si possono ammirare gli ambienti dove l’imperatrice Elisabetta d’Austria dimorò durante le sue visite a Venezia, e le sale utilizzate durante l’Ottocento, e fino al 1920, dai Bonaparte, dagli Asburgo e dai Savoia.

Il percorso espositivo prende inizio al primo piano dove si ammirano le splendide Sale Neoclassiche, cinque per l’esattezza, che conservano al loro interno le opere realizzate dal grande scultore Antonio Canova presenti nella raccolta. Attraverso un’antisala, che un recente restauro ha riportato allo splendore degli ornati neoclassici che la decorano, si entra nella Galleria Canoviana o Loggia Napoleonica, che corre lungo il lato breve di Piazza San Marco.

La prima opera che si incontra è l’Autoritratto del grande artista, calco in gesso della scultura eseguita dal Canova nel 1812 e conservata a Possagno. Lungo le pareti si trovano alcuni meravigliosi bassorilievi in gesso realizzati tra il 1787 e il 1792, che non furono mai tradotti in marmo, e che rappresentano episodi tratti dal Fedone di Platone e dai Poemi omerici, e sono anche presenti rilievi che rappresentano due delle sette Opere di Misericordia. Appena entrati nella Galleria possiamo ammirare a destra la Danza dei figli di Alcinoo e a sinistra la Morte di Priamo.

Nella seconda parte della Galleria vengono esposti, a destra Le troiane offrono il peplo a Paride, Briseide consegnata agli araldi e il Ritorno di Telemaco a Itaca; a sinistra i rilievi con le Opere di Misericordia, commissionati al Canova da Abbondio Rezzonico, senatore di Roma, destinati ad una scuola che egli aveva creato a Bassano. 

Le scene raffigurate sono Dar da mangiare agli affamati e Insegnare agli ignoranti. Proseguendo il percorso espositivo si incontrano due gessi donati dall’artista a Giustina, figlia del doge Paolo Renier: l’Erma della Vestale Tuccia e quella di Saffo. Di fronte due bozzetti di monumenti funebri, uno in cera e legno per Francesco Pesaro, datato 1799 e l’altro, celeberrimo, con la piramide per il Monumento a Tiziano. 

Quest’ultimo, realizzato nel 1795, mostra una serie di figure dolenti che si avviano, in processione, verso la porta che separa lo spazio del tempo terreno da quello dell’eternità.

La Galleria si chiude con il calco del Paride che reca la data 12 maggio 1807; l’opera venne ceduta al Museo dai Falier ai quali fu donata dallo stesso Canova e di cui esistono due versioni in marmo. Attiguo alla Loggia Napoleonica è lo splendido Salone da Ballo progettato nel 1822 dall’architetto Lorenzo Santi e decorato da Giuseppe Borsato; in questa sala è custodito il gruppo di Orfeo e Euridice, opera giovanile di Antonio Canova, scolpita in pietra vicentina. 

Essa era stata collocata nel giardino di Villa Falier ad Asolo e venne eseguita in tempi differenti (1775 e 1776); lungo il bordo del piedistallo vi è un’iscrizione che riporta i versi scritti da Virgilio e da Ovidio, con riferimento al mito di Orfeo. All’interno di una saletta di passaggio collocata in fondo al Salone sono esposti tre bassorilievi, sempre opera del Canova, in cui sono narrati episodi tratti dal Fedone di Platone: Socrate congeda la famiglia, Socrate beve la cicuta e Critone chiude gli occhi a Socrate.

Ecco seguire la Sala del Trono dominata anch’essa dalle splendide opere di Canova, con una ricca decorazione d’ornato realizzata nel 1811 da Giuseppe Borsato. Tra le due finestre è posto il modello in gesso dell’Amorino alato scolpito tra il 1793 e il 1797 per il principe russo Jusapov ma, in particolare, spicca al centro della sala la bellezza del gruppo di Dedalo e Icaro, primo grande capolavoro del Canova, realizzato tra il 1778 e il 1779 e proveniente dal palazzo veneziano dei Pisani.

E’ qui presente uno straordinario connubio tra ricerca antiquaria e naturalismo. L’opera, elaborata dallo scultore poco più che ventenne, presenta un movimento a spirale e una tendenza ad allontanare le masse dal centro della composizione verso l’esterno che danno vita a volumi che si intersecano con grande libertà: tutti tratti salienti della futura poetica del grande maestro. L’ultimo ambiente che custodisce, nel Museo, opera canoviane è la Sala da Pranzo nella quale è presente l’originale decorazione neoclassica.

Questa sala è stata anche denominata Sala dei paesaggi per la presenza di graziose vedute inserite entro tondi come quella di Venezia, rappresentata da piazza San Marco invasa dall’acqua alta. Al centro della sala risalta il tavolo tondo montato su tre piedi di bronzo con la forma di sfingi alate; sul piano sono raffigurate scene allegoriche e mitologiche in biscuit di Sèvres bianco su fondo celeste.

 Il prezioso tavolo, sicuramente francese, proviene da Palazzo Reale. Appartiene a Canova il calco in gesso della Venere italica, il cui marmo, scolpito tra il 1804 e il 1811 e considerato uno dei capolavori dello scultore, si trova a Palazzo Pitti, nella Galleria Palatina.

Terminato il percorso neoclassico al primo piano del Museo si trovano venti sale nelle quali sono contenute testimonianze relative alla storia e alla civiltà della Repubblica di Venezia. Le prime due sale, la 6 e la 7, sono riservate alla narrazione della figura del doge che incarnava la più alta carica della magistratura di Venezia; egli doveva essere di origine patrizia e rimaneva in carica l’intera vita. Durante il percorso, attraverso opere di grande pregio artistico, sono evidenziati i momenti di maggiore splendore, per poi giungere al periodo di declino degli ultimi anni della Repubblica. 

Seguono le magnifiche Librerie seicentesche in noce massiccio realizzate per il convento di San Nicola da Tolentino dell’ordine dei Teatini; in seguito alle soppressioni napoleoniche il prezioso arredo venne trasferito a Palazzo Pisani in San Vidal. All’interno degli scaffali sono conservati libri del Cinquecento e del Seicento; di notevole bellezza è il lampadario realizzato nel Settecento dalla fornace muranese di Giuseppe Briati, insieme ad un altro esemplare presente nella sala successiva.

Il percorso continua con la Sala delle Magistrature ove sono presentati al pubblico i ritratti delle più importanti magistrature di Venezia provenienti da Palazzo Morosini; tra questi risaltano i Senatori e i Procuratori di San Marco, con stola di velluto controtagliato sulla spalla. Una sezione è poi dedicata alla Numismatica, con l’interessante e completa serie delle monete coniate dalla Repubblica di Venezia.

La sala 12 è dedicata a Venezia e il mare, proprio per onorare la naturale vocazione al mare di questa città, favorita dalla posizione geografica tra Oriente e Occidente e da una grande abilità nel commercio e nella difesa con la forza delle armi. Sono qui esposti storici strumenti di navigazione e modelli di galera, agile imbarcazione utilizzata su diversi fronti.

Seguono le sale che hanno per tema l’Arsenale, vastissimo insieme di cantieri e bacini gestito direttamente dallo Stato e rivolto alla costruzione e al mantenimento della flotta bellica e di gran parte di quella commerciale. Di enorme interesse sono le piante esposte in questi ambienti, che documentano lo sviluppo urbanistico della città lagunare nel corso del tempo. Capolavoro assoluto è la celeberrima incisione a volo d’uccello della pianta di Venezia di Jacopo de’ Barbari, realizzata nel 1500 su sei fogli, di cui vengono esposte anche le matrici originali in legno.

Le sale 15 e 16 sono dedicate all’Armeria Correr e, dunque, alla potenza militare di Venezia; le armi qui esposte, italiane ed europee, provengono dal fondo di Teodoro Correr. Vengono presentate armature riferibili ai secoli XVI e XVII, e armi bianche, da taglio e da botta, dei secoli XIV, XV e XVI.  Le sale in cui viene testimoniata la potenza militare di Venezia trovano il loro apice nello spazio riservato all’esposizione dei cimeli appartenuti all’ultimo, formidabile, condottiero veneziano, Francesco Morosini. 

Egli fu autore di numerosi attacchi contro i Turchi, conquistò la Morea e ottenne il titolo di Peloponnesiaco (conquistatore del Peloponneso); strinse d’assedio Atene, provocando la distruzione del Partenone, e, dopo essere stato eletto doge, trovò la morte nella sua ultima spedizione contro i Turchi, nel 1694 in Grecia. Le sale 19 – 22 sono dedicate ad un genere particolare che è il Bronzetto con la presentazione di una serie di importanti esemplari, prodotti in area veneta tra il tardo Quattrocento e i primi decenni del Seicento.

In Italia settentrionale i centri maggiormente riconosciuti per la produzione di questi oggetti, divenuti una forma artistica autonoma, furono Padova e, appunto Venezia dove essi vennero inizialmente realizzati grazie all’opera di due illustri scultori: Tullio e Antonio Lombardo. Sempre nell’arte del bronzetto si cimentò, nel XVI secolo, Jacopo Sansovino che influenzò con il suo grande dinamismo l’opera del più grande scultore in bronzo del Cinquecento veneziano: Alessandro Vittoria. Sul finire del XVI secolo gli esponenti più significativi dell’arte veneziana dei bronzetti furono Tiziano Aspetti e Niccolò Roccatagliata.

Attraverso una scala interna si giunge al secondo piano dove si accede alla Quadreria del Museo Correr che si sviluppa seguendo l’allestimento ideato dall’architetto Carlo Scarpa il quale se ne occupò in due momenti distinti: nel 1952 – 1953 e nel 1960. Siamo di fronte ad un ingente numero di opere dipinte, tra le quali vi sono numerosi capolavori, che ripercorrono la pittura veneziana dalle origini sino al primo Cinquecento, quindi fino alla rivoluzione intrapresa da Giorgione e da Tiziano e di cui il Museo Correr vanta una delle più vaste e scelte collezioni al mondo.

La Quadreria ricalca ancora oggi, anche se riordinata più volte nella storia del Museo, la vecchia raccolta di Teodoro Correr il quale, grazie alla sua accorta politica di acquisti, riuscì ad aggiudicarsi opere di inestimabile bellezza, andando contro il gusto dei suoi contemporanei: un Antonello da Messina, tre Giovanni Bellini, un Cosmè Tura, due Vittore Carpaccio e diversi primitivi, senza tralasciare la straordinaria raccolta dei Guardi, dei Longhi (Pietro Longhi fu un pittore veneziano attivo nel XVIII secolo) e dei pittori settecenteschi attualmente a Ca’ Rezzonico. 

Questo vasto percorso espositivo è stato arricchito da doni, lasciti, acquisizioni che hanno contribuito a formare una galleria con opere di grandissima qualità pittorica.

La sala 25 presenta opere di Paolo Veneziano e dei pittori veneti del Trecento, la sala 26 opere di Lorenzo Veneziano, la sala 27 ospita il Gotico fiorito, la sala 28.1 presenta la Pittura gotica, la 28.2 Stefano Veneziano, Jacobello di Bonomo e i pittori gotici, nella sala 29.1 sono esposte opere del primo Quattrocento, nella sala 29.2 il Gotico internazionale, nella sala 30 protagonista è Cosmè Tura, personalità di grande spicco del Quattrocento ferrarese, nella sala 31.1 sono esposti i Ferraresi. 

Nella sala 31.2 Bartolomeo Vivarini e Leonardo Boldrini, la 32 è la Sala delle Quattro Porte che deve il suo nome alla presenza di quattro porte simmetriche con contorni in pietra viva, e che segue la struttura originaria della fine del Cinquecento, realizzata su progetto di Vincenzo Scamozzi, la sala 33 con opere dei Fiamminghi del XV secolo, la sala 34 dedicata ad Antonello da Messina, la sala 35 con dipinti di Pittori fiamminghi e tedeschi, la sala 36 che custodisce opere dei Bellini, la sala 37 dedicata a Alvise Vivarini, Cima da Conegliano e Lorenzo Lotto, la sala 38 riservata a Vittore Carpaccio, la sala 39 a Carpaccio e i minori del primo Cinquecento e la sala 40 ai pittori belliniani.

La sala 41 è dedicata ai Madonnari greci del XVI e XVII secolo (pittori di icone greche risultano attivi a Venezia entro botteghe in cui elementi arcaici e sopravvivenze bizantine curiosamente si fondono con la pittura veneziana più aggiornata), la sala 42 espone Maioliche del XV e XVI secolo. 

Si conclude così il percorso relativo alla Grandi Raccolte d’Arte e l’itinerario continua con altre testimonianze relative alla civiltà veneziana: la Libreria Manin (sontuosa libreria in radica di olmo realizzata nel Settecento e proveniente dal Palazzo di Manin a San Salvador), il Bucintoro (nave da parata su cui il Doge e la Signoria si recavano ogni anno all’Ascensione nel porto del Lido per celebrare il rito dello Sposalizio con il mare), le Feste, Arti e mestieri, l’Arte dei dipintori, l’Arte dei tagiapiera (una delle corporazioni che contava più addetti a Venezia), Giochi e intrattenimenti di società.

 

Qui sotto potrete prenotare il vostro biglietto per accedere al bellissimo museo descritto nell'articolo.

                                           INGRESSI 10 MUSEI DI VENEZIA (INCLUSO MUSEO CORRER)

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