Ricerche e Studi sul territorio del Lago di Bolsena: viaggio attraverso il SACRO

Venerdì 26 gennaio si è svolta la presentazione del primo libro di Luigi Catena: Ricerche e studi sul territorio del Lago di Bolsena. Edito da Effigi Editore.

         In un contesto molto giovane di Viterbo quale il Backstage ACADEMY, Federica Sciamanna ha moderato l'incontro rendendo il clima molto accogliente e aprendo le porte della Location ad un pubblico di diverse generazioni e differenti Target.

Era presente anche l'editore Mario Papalini (Effigi Editore) e la sottoscritta che sta scrivendo questa recensione prima che come archeologa, come curiosa e amica dell'editore e dell'autore Luigi Catena, con il quale abbiamo condiviso alcuni aspetti dell'Etruscologia e dando spazio anche ai litigi ed ai conflitti. Ma fa parte delle relazioni, buone o cattive che siano.

Ho letto attentamente il libro e, essendo reduce da un convegno on Line come relatrice, insieme a grandi studiosi e professori come Alessandro Morandi, Angelo Timperi e Marco Castracane, ho cercato di analizzare il testo il più obiettivamente possibile. Ma l'argomento è troppo scottante poiché grossi conflitti di natura sociale e politica ruotano attorno al mistero del FANUM VOLTUMNAE e della sua collocazione.

Vedi canale Youtube della Biblioteca Angelo Di Mario, Convegno dal titolo: L'archeologia di Bolsena e il Fanum Voltumnae.

Interventi da parte di editore, della moderatrice e dell'autore molto spontanei e puliti, senza influenze politiche e religiose ma con tanta voglia di esprimersi con la massima libertà.

Essendo però questo uno spazio dedicato ai libri e alle recensioni, mi limiterò a recensire e commentare il libro dal mio punto di vista, che non è detto sia quello giusto o che corrisponda alle osservazioni dei lettori.

 

Ricerche e Studi sul territorio del lago di Bolsena
Recensione

 

Un titolo dalle sembianze serie e accademiche dove i termini usati quali Ricerche e Studi possono far immaginare e portare il lettore ad una interpretazione del territorio sul piano scientifico ed accademico.
Ma non è proprio così, al contrario.

Il nostro autore, Luigi Catena non è un accademico, non è un professore ne tanto meno un archeologo, è semplicemente  molto di più, un uomo nato, cresciuto nel luogo più bello del centro Italia, il territorio della Tuscia e del lago di Bolsena che con grande passione e dedizione ha dedicato 30 anni della sua vita allo studio del territorio. Studio di tipo antropologico, prima che storico,  studio legato alla spiritualità e al sacro, prima che essere legato alla razionalità e alla storiografia.

Immerso nelle fonti storiche e letterarie, l’autore ha cercato prima di rapportarsi con il lago attraverso il cuore e l’anima ispirandosi probabilmente ai suoi avi (gli etruschi) instaurando con l’antico e con la natura ormai cambiata, un rapporto viscerale. Come viscerale era il rapporto e il legame che aveva il popolo etrusco con il paesaggio, con la natura e con tutto ciò che essa (Dea Madre) dava loro.

L’invito a leggere questo testo è un invito verso l’incontro di un nuovo modo di conoscere il territorio Volsino ed il suo lago che ancora ha molto di misterioso e conserva gelosamente la sua storia perché probabilmente non tutti possono comprenderla.

Leggerete spesso la parola “Sacro” il termine etrusco Sacne che sta ad indicare qualcosa di più profondo e spirituale, che si confonde molto spesso con le attività naturali del sottosuolo assumendo forme di divinità ctonie e che entrano dolcemente nella quotidianità di un popolo che ancora è avvolto nel mistero e forse nell’ignoranza della gente che confonde la storia romana come unica “storia antica”.

Lo scopo dell’autore è proprio quello di recuperare con semplicità la verità storica di un popolo che non ha mai prevaricato con la violenza ma con la cultura e con la propria religione, tanto da dare spunti alle religioni successive influenzandole attraverso la simbologia e l’ermeneutica. Una di queste sarà la religione Cristiana.

Quando parliamo di Etruschi abbiamo una teoria marginale legata esclusivamente alla parte turistico culturale che vede protagonisti soltanto Necropoli e, ceramiche funerarie che sottolineano soltanto una parte dell’Etruria. 

Cerveteri, Tarquinia, sono le città più note  e che oggi richiamano l’attenzione da parte del turismo di massa che poco sa del popolo dei Rasna, se non attraverso i racconti leggendari di pionieri del passato o dei letterari  scrittori e avventurieri dell’800,che di là diventeranno i primi archeologi esploratori.

In pochi ancora sanno che aldilà delle 12 città stato etrusche, l’essenza e l’anima religiosa del popolo etrusco nasce e si sviluppa in un luogo metaforicamente materno ed energicamente forte; il lago di Bolsena (il più grande lago vulcanico d’Europa) diventa l’Omphalos (come ci racconta Luigi Catena), si trasforma in punto centrale dove antichi popoli (a cominciare dall’Eneolitico) si sincretizzano con il territorio, con le attività vulcaniche ancora presenti nel lago, pur non essendo più un vulcano.

Il testo vuole mettere in luce la capacità degli etruschi che a partire dalla fine dell’VIII sec e l’inizio del VII (quello che scolasticamente chiamiamo periodo orientalizzante), costruiscono complessi architettonici meno artificiali ma più facilmente integrati con il contesto naturale, al fine di poter sfruttare elementi chimici quali vapori, acque, minerali come risorse utilitarie e religiose. 

L’acqua diventa l’elemento principale che genera la vita, e determina il fattore purificatore di ogni rito o culto religioso. Ma diventa anche un ponte che permette di unire l’homo religiosus  (come lo chiama giustamente l’autore) alle divinità. 
Attraverso elementi naturali l’uomo 'Religiosus' è qualcosa che per il suo carattere sacro è lontano e separato da noi. 

Non a caso Tito Livio (che verrà più volte citato nel testo) quando parla di popolo etrusco, lo descrive in questo modo: 
Un popolo che fra tutti
gli altri si dedicò particolarmente alle pratiche
religiose in quanto si distingueva nel saperle
coltivare".

 

La differenza tra gli etruschi e gli altri popoli è notevole tanto da portare avanti le loro pratiche religiose fino al IV sec d.C, quando con il Rescritto di Spello, l’imperatore Costantino I permette di continuare a praticare i culti legati alla religione etrusca e probabilmente al culto che si svolgeva nel Fanum Voltumnae.

Tracce indelebili e inequivocabili di rapporto profondo tra il popolo etrusco e acqua è sicuramente l’Isola Bisentina, che come un uovo sporgente dal liquido amniotico del ventre materno, fuoriesce dalle limpide ma pericolose acque del lago di Bolsena; 

Non si esclude il fatto che quella che oggi è conosciuta come la Malta dei Papi (tanto raccontata da Dante nel suo Inferno dalla Divina Commedia e riproposto dal nostro autore) non possa essere stato il luogo sacro dove i 12 lucumoni si incontravano, dopo un rito di purificazione e davano il via agli incontri festosi trai i 12 popoli. Probabilmente richiamati anche dai vapori che fuoriuscivano dal quel misterioso foro disposto al centro di un ipogeo che oggi possiamo visitare.

Un cunicolo di circa 30 mt giunge all’interno di questo ambiente sotterraneo. Di manifattura ETRUSCA, nonostante molti storici dicono che sia di provenienza romana.  

I pochi ritrovamenti ceramici in bucchero, ed il ritrovamento di una pietra di forma ovoidale in diorite, non può che farci giungere ad una conclusione: questo luogo sotterraneo posto ai piedi del Monte Tabor, era un luogo di importanza sacra come sacro era il rito che si svolgeva al suo interno.
Questo è uno dei tanti luoghi che troveremo descritto dal libro. Ma ce ne sono altri che nel loro piccolo, legati all’elemento Acqua e Fuoco, attirano ancora oggi escursionisti e amanti della simbologia.

Si simbologia perché quando si parla del lago di Bolsena non possiamo dimenticare il contenuto simbolico che esso racchiude. 
Vi troverete a passeggiare nei boschi che rappresentano il confine, la protezione di un popolo come di un’area sacra destinata ai culti religiosi.
I boschi erano quel percorso attraverso il quale potevano i sacerdoti radunarsi ed entrare in quell’area chiamata Fanum.

Il Fanum, diversamente dal Templum, era non una struttura architettonica ma un area ben precisa aperta ma sicuramente recintata da una cinta muraria o da un bosco.

Non lontano da San Lorenzo Nuovo (altra località nelle vicinanze del lago sacro) vi è un sito archeologico, precisamente SUL Monte Landro. Anche qui una struttura simile ad una vasca con un foro laterale al suo interno, ci parla dell’utilizzo. Probabilmente anche in questo caso legato alla religione e allo svolgimento di riti sacri legati alle divinità ctonie (divinità del sottosuolo e divinità generalmente a personificazione di forze sismiche o vulcaniche.).

Tra le divinità quali Silvans, Cavatha, e Fufluns ce n’è una che ancora oggi è motivi di dibattito e di continue contraddizioni, Voltumnae la cui entità non è chiara. Per alcuni donna (come richiede la consuetudine nei confronti delle divinità ctonie, quasi sempre femminili) e per altri uomo, come appare nel corso della storia quando (a mio avviso) avviene una fusione tra la cultura etrusca e quella greco-romana, dove le divinità etrusche di origine e sembianze naturali, assumono una forma umana e più maschile. 

Voltumnae diventa Tinia o Zeus e acquisisce le caratteristiche di un uomo barbuto con segni evidenti di classicità. Lui o lei (come ci racconta il nostro autore attraverso grandi cronisti quali Properzio e Tito Livio) diventa argomento principale per tirare fuori contenuti sul popolo etrusco. Non più una divinità incastonata nella natura ma un personaggio regale che capitana il luogo per eccellenza che diverrà un tempio con le sue colonne poggiante su una sua base.

Il fanum Voltumanae sarà altro argomento trattato nel libro. Il nostro autore ci dirà con grande riflessione, che il fanum altro non è che un luogo le cui mura sono gli elementi naturali del sacro e le energie emanate da sorgenti e acque sotterranee che ancora scorrono sotto i borghi che circondano il lago di Bolsena. 
Il dio Voltumane verrà portato a Roma, nel Vicus Tuscus ( neppure a farlo apposta Tuscus sta per "borgo etrusco" o "via etrusca), di li a racconto di Properzio, probabile cronista amalgamato al sistema, la divinità etrusca si compiacerà di questo spostamento, tanto da adorare i romani. 

E’ Plinio il vecchio nel suo NATURALIS Historia a raccontare di un mostro Volta che terrorizzava la gente e che nel corso della sua natura aveva sicuramente un ruolo. Altro non era che l’attività vulcanica ancora presente nel lago e che portava spesso a creare vere inondazioni. 

Le stesse che poi ricopriranno le Aiole (tumuli sotto il lago, scoperte dall’ing. Alessandro Fioravanti) e destinate a diventare luoghi nascosti. Qui probabilmente venivano durante l’età del Bronzo, riti legati alla terra e all’acqua che veniva dal sottosuolo.
E sempre dal sottosuolo e divinità ctonia è la dea Northia, poco nota e per questo neppure considerata nei libri di storia e di mitologia.

Eppure la potremmo definire l’altra faccia della medaglia del dio Voltumnae. Probabile la parte femminile. Sappiamo che queste due divinità in qualche modo sono correlate.

La dea  Northia divinita' la dea romana della Fortuna ed è legata all’acqua e alla agricoltura. Raffigurata con un chiodo in una mano e con ascia dall’altra è altrettanto protagonista del libro. 
Le scoperte fatte nella fine dell’800 confermano un insediamento da parte del popolo etrusco nei pressi del lago sacro, località Pozzarello.

L’abate Andrea Adami (1663-1742) nell’opera “Storia di Volseno antica metropoli della Toscana descritta in quattro libri” (1734-1737) identificò Volsinii con Bolsena, e il tempio di Northia con le rovine presso le terme romane poste a ridosso della piccola chiesa del SS. Crocifisso. 

A seguito Nel 1904 a Bolsena in località Pozzarello durante scavi archeologici condotti da Ettore Gabrici furono rinvenuti i resti di un santuario costituito da un tèmenos (recinto), una edicola, un’ara ed un pozzo sacrale dal quale vennero alla luce alcune offerte votive databili al III-II secolo a.C.

Nel 1927 l’archeologa Lucia Morpurgo in un articolo che prendeva in esame un’ascia-martello rinvenuta a Bolsena, ipotizzò la presenza in questa città del culto alla triade divina etrusca Northia, Voltumna e Vertumnus.
Insomma tutte informazioni che troverete nel libro Ricerche e Studi sul territorio del Lago di Bolsena.

La lettura di questo libro sarà un viaggio attraverso un territorio ricco di storia, di natura e di emozioni che vi porterà a conoscere tradizioni antiche, culti antichi legati alla MADRE Terra, alla fecondità, alla rinascita, all’agricoltura e che ancora oggi si ripropongono attraverso riti e festività religiose dalle caratteristiche Cristiane ma improntate a quelle pagane.  

 

A breve anche diversi tour intorno al lago di Bolsena alla scoperta degli Etruschi

 

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