Il contesto è in maniera analitica molto storico ed archeologico ma il contenuto è assolutamente legato ad un vero romanzo.
Il 30 luglio alle 19, presso la location Museo Nazionale Archeologico di Orvieto i due autori Gianfranco Bracci e Rosanna Cedergren hanno presentato l'enigmatico libro e, onoratissima la sottoscritta che si è impegnata a fare una degna presentazione. Nn posso assolutamente dimenticare tra i ringraziamenti Mario Papalini ( carissimo amico) ed editore del libro (Effigi Ed.)
Un grande ringraziamento a tutto lo staff del Museo ed un caloroso ringraziamento al nuovo direttore Giorgio Rocca che ci ha accolto con grande e spontaneo entusiasmo, introducendo il libro e manifestando il suo apprezzamento nel leggerlo.
Qui potrete trovare il testo relativo alla presentazione che ovviamente ha le qualità di una recensione da parte anche nostra e acquistare il vostro libro.
Comincerò questa presentazione con il ripetere il titolo del libro:
l’enigma etrusco dell’acqua e del vino.
Tutte le parole che compongono questo titolo potremmo vederle singolarmente, per il semplice motivo che riescono a raccontare e sottolineare in maniera sintetica ma completa il popolo etrusco.
ENIGMA ETRUSCO: (prima parte) il popolo Rasenna è sempre stato avvolto dal mistero e la loro vita, le loro azioni in contesti sociali sono stati sempre un grande enigma. A cominciare dalle loro origini e provenienza che ancora oggi sono sinonimo di confronti e scontri tra gli studiosi, storici, e archeologi.
Da una parte si conferma la loro autoctonia (come sostenne Dionigi da Alicarnasso) e dall’altra si sostiene che siano provenienti dal vicino oriente ed in particolare dall’Anatolia (attuale Turchia) specificando la Lidia come sostenne Erodoto.
Ancora oggi possiamo definirli un popolo di difficile comprensione per il semplice fatto che era pacificamente legato alla vita e alla morte sottolineando il rapporto con la natura. Riusciva ad unire cielo e terra attraverso l’arte divinatoria ed i riti religiosi al fine di rendere sempre tutto molto più adattabile alla loro umanità, esorcizzando (potremmo dire oggi) tutti gli eventi catastrofici e non, a cominciare dalla morte che diverrà il TEMA principale legato proprio a questo popolo.
Le tombe saranno erroneamente ed esclusivamente il loro segno indistinguibile che li renderà unici nel lungo corso della storia, e con essi i meravigliosi affreschi che raccontano la loro vita ed i loro rapporti sociali in contesti festosi ricchi di gioia.
Ancora oggi facciamo fatica (soprattutto tra le persone non appartenenti al settore culturale) a collegare Etruschi al Commercio, a realizzazione di strade, archi e ingegneria idraulica. Tutte invenzioni che attribuiamo esclusivamente ai Romani.
Questo perché ancora, studiando la storia, siamo antropologicamente legati a eventi di battaglie, imperializzazione e conquiste, di morte violente e di grandi eroi condottieri, che se pur violenti, dittatori e assassini, assumono un ruolo maledettamente importante.
Tutto il contrario degli Etruschi la cui vita aveva un rapporto viscerale con la natura che dava mezzi di sostentamento, e materiale da usare quindi nel quotidiano ma anche nel praticare la propria religione, riassunta nei libri Acherontici e nell’Etrusca Disciplina.
DELL’ ACQUA (seconda parte) non possiamo quindi non parlare delle risorse che Madre Terra ha dato a questo popolo. In primis l’acqua che genera la vita e che da sostentamento idrico a ciascun essere vivente e proprio in finalità di questo, diventerà fino ad oggi, il liquido sacro per eccellenza. Oggi è l’elemento legato al Battesimo.
Come l’acqua dai sotterranei, dalle falde e viscere della terra esce e prende vita, così l’essere vivente nasce dal buio del ventre materno, fa il suo corso e poi muore per ritornare al ventre della madre terra.
Questo gli etruschi ma anche i popoli precedenti lo sapevano benissimo ed e per questo che nel ringraziare l’Universo realizzeranno tombe il cui dromos (un corridoio privo di soffitta) potremmo definirlo un utero dalla direzione inversa, necropoli e soprattutto santuari e templi saranno sempre vicini a delle fonti d’acqua quali sorgenti, fiumi, laghi. Ed essi diverranno anche un delimitatore di confine tra il mondo terreno ed il mondo ultra terreno.
Molte delle divinità di contenuto e provenienza ellenistica saranno pregate, rievocate, ringraziate per i doni e le grazie che riceveranno. L’acqua scorrerà nei sottili reticoli della roccia durante lo svolgersi di riti religiosi, e penetrando nel terreno, accompagnati da canti, balli e dalla fondamentale e divina presenza del sacerdote Augure, riproporrà il tema della vita e cioè il liquido che insemina e genera vita nel ventre femminile.
DEL VINO (ultima parte) Quale bevanda è più sacra agli dei, quale liquido assume valore e senso religioso se non il Vino, anzi Vinum il cui termine proviene dall’etrusco e a seguito usato anche dai romani. Questa parola così familiare anche ai giorni nostri, appare scritta anche su una delle bende che avvolge la Mummia di Zagabria, ad indicare l’uso che se ne faceva durante i riti religiosi.
Ancor più veritiero è che il termine autoctono pare fosse Temetum e cioè liquido che ubriaca che assume pericolo, in quanto, rispetto al liquido mescolato con acqua (alla maniera degli etruschi per intenderci), era concentrato e veniva bevuto da coloro che dovevano assaggiare prima di metterlo in commercio o comunque si evitava di berlo puro perché avrebbe potuto dare stato di ubriachezza e quindi perdere il controllo davanti la società.
Gli etruschi sono stati i primi in assoluto (grazie alla loro arte di rapportarsi con mondi lontani, alla loro navigazione, e la capacità di fare Commercio) a portare e divulgare il Vinum (da vitis vinifera divenuta maritata) in Italia, proprio grazie ai Rasenna.
L’arrivo di questa bevanda dalla Grecia e dalla Anatolia e non solo, ha contribuito a rendere ricchezza e capacità di produzione al popolo di Rasna.
Il vino non era e non è soltanto una bevanda ma è qualcosa di misticamente elevato; questo liquido rappresenta da sempre il SANGUE del terreno poiché nasce dal frutto della terra (l’uva) viene spremuto, lavorato, fermentato e come il sangue contiene acqua, al mosto viene aggiunta quest’ultima.
ACQUA E VINO fondamentali nella vita dell’uomo, come acqua e lo scorrere del sangue è fondamentale per l’essere vivente in generale.
Sinonimo di VITA ed è per questo che il vino è sempre stato considerato un liquido SACRO utilizzato come simbolo anche di vita eterna nella religione Cristiana. Non è un caso se anche durante la celebrazione della messa, il sacerdote versa dell’acqua all’interno del calice dove è presente già il vino.
Non è un caso se anche durante la celebrazione della messa, il sacerdote versa dell’acqua all’interno del calice dove è presente già il vino.
I Rasna celebravano qualsiasi cosa, e probabilmente anche la produzione del Vinum. Sappiamo infatti che quando venivano raccolti gli Aceri, questi venivano poi trasportati all’interno di grandi ceste, su dei carri trainati da buoi. I carri raggiungevano l’area della lavorazione accompagnati da musica.
Gli uomini che pigiavano con i piedi nudi erano probabilmente aiutati nel loro movimento e nella loro attività, da percussioni e suoni di flauto..
Venivano usati 3 livelli in tre ambienti scavati nel tufo di cui il primo si trovava sul livello del piano di calpestio. Man mano che gli acini venivano a formare la polpa quest’ultima attraversava un tubo di scolo per dirigersi verso il secondo livello che era posizionato più in basso. Qui passava una giornata per fermentare e poi una volta fermentato veniva versato nel terzo livello (praticamente a 4 -5 metri di profondità del terreno). Qui il sacro liquido veniva ulteriormente lavorato con aggiunta di acqua, che lo rendeva più diluito, togliendo anche la consistenza troppo cremosa del mosto.
Da alcuni oggetti ritrovati (anche provenienti dal sito della antica Flufluna – Populonia (protagonista del romanzo) si è potuto constatare che la produzione del vino era un vero e proprio rito vitale.
Il movimento dei produttori o dei servitori era una vera danza attraverso la quale si mettevano in contatto con una realtà mistica importante, qual quella con le divinità (in primis Flufluns dio del vino ma dio anche legato alle acque e sposo della divinità Cavhata o Cavha, dea del sottosuolo, delle cavità sotterranee.).
Il vino è sempre stato considerato dall’umanità (a cominciare dall’ neolitico, periodo dove probabilmente nasce il primo mosto) un liquido dalle proprietà uniche il cui colore poteva essere giallo oro, rosso sangue o anche leggermente rosato, a seconda della provenienza. Le migliori qualità provenivano da Gravisca (antica Tarquinia) da Statonia come ci racconta Plinio il Vecchio nel suo Naturalis Historia. E poi Flufluna l’attuale Populonia, come ci racconta il romanzo. A seguito ci saranno altre località che diverranno grandi produttrici della bevanda
I caratteri di esso conduceva a sviluppare i sensi dell’olfatto e del gusto e tutto questo non poteva che aiutare le antiche popolazioni a far del vino, una bevanda speciale
Il vino si è sempre associato ai rapporti sociali e ciò ha portato fin dalla antichità, a discutere, dialogare e prendere importanti decisioni davanti un calice.
Sono molto noti i banchetti degli etruschi, raffiguranti egregiamente sulle pareti delle tombe.
I protagonisti intenti a dare l’ultimo saluto al defunto con calici o brocche di vino sono scene a cui siamo abituati.
Anche l’ambiente dove avveniva il simposio e veniva servito il vino, era un ambiente studiato nei minimi dettagli;
Al centro della sala vi era un grande CRATERE sopra un tavolo o un holmos, all’interno del quale vi era già il sacro liquido che veniva mescolato con acqua (calda o fredda a seconda anche della stagione e della necessità) e vi venivano aggiunti altri ingredienti aromatizzanti quali miele, spezie, fiori, resine e altre erbe e per finire una grattugiata di formaggio.
Sapori lontanamente diversi dai nostri e che al solo pensiero di annacquare il vino fa raccapricciare i più grandi intenditori.
Eppure anche in questo gesto nel mescolare vino e acqua c’è un significato simbolico che sta ad indicare ancora due liquidi e due elementi importantissimi per la vita Acqua, e Frutti della terra che originano cibo e portano sostentamento attraverso anche la produzione e la commercializzazione di essi. Tutta diventa una catena che deve essere divinizzata ed adorata.
Il cratere al centro della sala, dove commensali, servi, danzatori e musici ruotano intorno, diventa l’omphalos attraverso il quale genera vita, l’ombelico dell’ambiente interessato dove da lì comincia tutto ed il tutto è proprio il vino che da gioia, follia ed aiuta a risolvere i problemi esistenziali e fa dimenticare le amarezze, come spiega anche Catullo esponendo il suo pensiero negativo nei confronti dei Rasenna.
Il vino poi diventa nutrimento: le donne addette alla preparazione di cibo e bevande, mescolavano di tanto in tanto, all’interno del cratere delle spezie e aggiungevano dell’acqua. Con un KYATHOS prelevavano il liquido e lo versavano all’interno di brocche a collo stretto e corpo panciuto chiamato Oinochoe.
Con questo giravano per la sala pronte a versare nei preziosi Kilix o coppe tenute dai commensali, la bevanda degli dei.
Nel caso di banchetti funebri non si escludeva che al panciuto oinochoe si sostituisse il Lekithos, di forma più allungata e con collo molto più corto.
Di lì il banchettante, l’ospite, sotto il sorriso compiaciuto del proprietario o la coppia di proprietari, poteva parlare di ogni cosa e perché no anche trattare l’argomento VINO con un altro partecipante e chiedersi chi potesse essere il produttore, quale la provenienza, valutare l’ingrediente usato per quel vino rispetto ad un ‘altro.
Sappiamo che Flufluna (Populonia) era tra i migliori produttori e che il suo vino era tra i più rinomati, tanto da raggiungere anche il confine celtico. Questi ultimi (così si racconta) scesero alla conquista dell’Etruria spinti dallo stato di ubriachezza che provocò il vino etrusco esportato dai Rasenna ai confini con le Alpi. Queste ovviamente erano le male lingue dell’epoca.
Durante i simposi probabilmente si contrattava anche in maniera poco legale vari traffici al fine di ottenere oro, pietre preziose barattando con materiale che rendeva ricchi fino poi allo scambio con monete.
E’ qui che probabilmente avremmo incontrato alcuni dei nostri personaggi che entreranno a far parte della lettura.
Passiamo perciò al Romanzo il cui titolo è già molto Enigmatico.
Tre storie apparentemente diverse, periodi storici distanti, spazi diversi ma ravvicinati e curiosamente uniti tra di loro in un unico spazio materiale che è il libro e che li mette in contatto al fine di scoprire certe verità.
La verità appunto. Tante verità che si fondono per darne una sola.
Nel leggere il romanzo ci troviamo velocemente a partecipare ad un banchetto etrusco, a sorseggiare del buon vino e assaggiare della cacciagione; camminiamo tra i partecipanti ed ascoltiamo i rumori e canti di festa, incontriamo le addette alla preparazione del vino del cibo scambiarsi consigli su come servire e come dosare i vari ingredienti.
Ad un certo punto siamo catapultati ai giorni d’oggi. E’ qui che troviamo la quotidianità di una società terribilmente diversa, che si va a confondere con le notizie vere e false di un momento storico difficile come quello del Covid dove tutto rimane in silenzio e nella paura di non avere avanti più un futuro.
Ma incredibilmente la vita continua e si prova pian piano a recuperare tutto ciò che si faceva prima.
Ma è nel buio storico del nostro tempo, quando si è rimasti chiusi in casa a riflettere, a considerare cose che avevamo accantonato, che abbiamo dedicato molto più tempo all’elevazione spirituale e ci siamo accorti che abbiamo dimenticato una parte della nostra storia, della storia ormai nascosta dalla folta vegetazione che costeggia i sentieri dei parchi dell’Alto Lazio e della Toscana, incastrati nelle lunghe gole della terra che chiamiamo vie cave.
Rovine e strutture antiche provavano a raccontare nel silenzio del dimenticatoio sociale e della natura maremmana, un popolo, una civiltà, una realtà storica poco nota al mondo se non ai grandi esploratori di stile romantico ottocentesco. Ed ecco che tentano di rivenire fuori.
Siamo in Toscana e precisamente ci troviamo in diversi ambienti: la spiaggia di Baratti, dove avverrà una sorprendente scoperta e all’improvviso ci catapultiamo nel passato dell’antica Flufluna, tra il VII e VI secolo a.C. Sono ambienti dove tutti i nostri protagonisti (se pur materialmente distanti) si incontrano attraverso il territorio e la presenza /essenza di una storia lontana dai fasti delle grandi conquiste.
Non tutto avviene per caso e probabilmente, quando finalmente le persone di oggi necessitano di rapportarsi con la natura vivendone il territorio e la sua storia, ecco le scoperte di cui accennato affiorano quasi a dare un segnale di una presenza passata molto più ricca di quello che può sembrare.
Siamo fuori dai resti archeologici delle grandi città, siamo lontani dai grandi templi ellenistici le cui colonne spuntano dai palazzi di una grande metropoli, come siamo lontani dagli archi di Trionfo che ormai si circondano soltanto di pullman Gran Turismo o di autobus di linea.
Sono le realtà sotterranee delle necropoli del popolo dei Rasenna, le tracce della loro vita attraverso il ritrovamento di uno scheletro ma anche di vasi in bucchero di varie forme, a raccontare il mistero. E una serie di azioni che travolgono le vite di alcuni dei protagonisti, aumentando la curiosità naturale di essi.
Un omicidio antico, il paradigma indiziario che utilizzeranno professionalmente le nostre due archeologhe, Aura e Tina, il vino nell’esistenza dell’uomo oggi come ieri, e poi tanti fatti quotidiani legati al sociale e ai problemi finanziari che ci soffocano.
Non credete che siano diversi dai tempi passati dei nostri Etruschi, hanno soltanto una forma diversa.
Oggi abbiamo commercianti di vite umane ma anche allora (VII-VI secolo periodo in cui si svolge una parte del romanzo) un noto commerciante di vino pregiato, Petrus era chiuso nella sua vera identità di trafficante di giovani schiavi.
Arricchito con la fama di grande intenditore del vinum buono, aveva fatto i suoi grandi affari loschi.
I suoi gesti, la mancanza di rispetto nei confronti delle altre vite lo porteranno ad essere odiato e quindi a consumarsi nella sua solitudine, e non solo.
Nel presente avremo altrettanti commercianti e produttori di vino ma anche loro, pur di fare grossi affari si troveranno a commettere azioni illecite, spinti anche dai numerosi problemi che li avvolgono.
E poi non dimentichiamo la figura femminile che nella società etrusca aveva un ruolo a paro dell’uomo. Anche in questo romanzo le donne saranno importanti.
AAA sembrerebbe un annuncio CERCASI, invece sono le tre iniziali dei nomi di tre donne protagoniste del romanzo che se pur lontane dalla storia e dal tempo, sono molto vicine e la loro vicinanza farà si che la verità storica affiori nel momento opportuno, quando evidentemente la società di oggi è capace a comprenderla.
Ama, Aura (che abbiamo imparato a conoscerla anche nei precedenti romanzi) e Ambra la più giovane, figlia dell’archeologa Aura Seianti (cognome origine etrusco).
Quest’ultima riceverà dalla madre Aura la stessa forte sensibilità e intuizione mistica che la porterà ad essere scelta dalla fanciulla etrusca Ama, un contatto mistico legato anche da particolari fisici identici.
Passato, presente e futuro si uniscono attraverso queste tre donne. Il resto poi lo scoprirete.
Non mancherà poi l’amicizia che avrà un peso rilevante e costante perché permetterà Aura e Tina di potersi aiutare e giungere alla rivelazione del mistero.
Ma ci sono anche i compagni di vita Nicola e Sebastiano che rappresentano la quotidianità (SE PUR DIVERSA) di oggi legata alla necessità di svolgere un’attività lavorativa al fine anche di risolvere i problemi economici che interrompono la serenità.
Uno produttore di vino, l’altro commissario di polizia. Due personaggi maschili messi altrettanto a confronto le cui vite parallele si trovano a combaciare.
Gli ambienti ed i luoghi:
L’antica Flufluna (oggi Populonia), Castiglion del Lago, e poi Perugia ed i suoi dintorni, Montepulciano, Tuoro in Trasimeno; sono tutti luoghi e palcoscenici dove si sviluppa il romanzo e dove i nostri autori Gianfranco Bracci e Rossana Cedergren ambientano e fanno protagonista il Vino; ma sono anche luoghi che avrete modo di conoscere durante la lettura e che rispecchiano una delle tante bellezze del centro Italia dalle prime popolazioni fino ad oggi.
Il vino di ieri come quello di oggi, la sua produzione del passato come quella del futuro, gli intrighi ed i traffici illeciti di ieri come lo saranno anche oggi.
Passato e presente messi a confronto fanno capire che aldilà della cultura, degli ambienti e della religione, l’uomo che ha fatto e fa la storia non è mai cambiato.
Insomma non ci resta che conoscere approfonditamente i protagonisti e immergersi nell’evoluzione di un territorio ampio come quello dell’Etruria.
E quindi (come siamo abituati a fare in ogni recensione), augurarvi una buona lettura.
Di seguito potrete imbattervi in qualche visita ed escursione proprio presso alcuni luoghi citati dal libro.
Avrete occasione di poter conoscere i luoghi magici dei Rasenna ed imbattervi in siti di interesse archeologico e culturale.
Inoltre vi proponiamo alcuni tour ad Orvieto, sede della antica Velzna dove si radunavano le dodici città stato etrusche e dove oggi c'è ancora qualche forte conflitto tra storici ed archeologici, sulla presunta sede del Fanum Voltumnae: