Mare Nostrum, di Lorenzo Cipriani. Alla scoperta del mondo antico del Mediterraneo.

Lorenzo Cipriani, autore di questo meraviglioso  libro dal titolo Mare  Nostrum,

    un mattino di fine aprile 2022, dopo due anni di pandemia che lo aveva colpito proprio nel mezzo del suo primo giro del mondo in barca a vela, si appresta ad intraprendere insieme all’amico Valerio Bardi un’insolita quanto incredibile navigazione: il periplo del mondo antico in barca a vela.

L’occasione per dare forma a tale ardita impresa, che era nata nella mente dei due protagonisti durante la traversata atlantica di ritorno dal primo giro del mondo, era giunta in seguito alla vincita di una borsa di ricerca del dipartimento di Biologia dell’Università di Firenze, relativo ad un progetto ideato per studiare i microrganismi che degradano le microplastiche in mare. 

La rotta era stata tracciata da Lorenzo Cipriani, storico dell’arte ed esperto navigatore, formato dai biologi al fine di raccogliere campioni di acqua e intestini di pesci utili a fornire dati sull’impatto dell’inquinamento da plastiche sull’ambiente marino.

Il viaggio, nato per coniugare meritevoli finalità scientifiche al desiderio di indagare le origini della nostra civiltà e cultura che ebbe come propria culla il Mediterraneo del mondo antico, viene battezzato da Lorenzo Art Odyssey. Tutto avrebbe preso l’avvio costeggiando il mar Tirreno e le sue isole; l’ingresso nel mar Ionio sarebbe avvenuto attraversando lo Stretto di Messina con l’approdo in Grecia. Successivamente sarebbe avvenuta la circumnavigazione del Peloponneso fino a risalire l’Egeo e toccare Atene; la navigazione avrebbe proseguito fra la costa attica e l’Eubea così da giungere nello Stretto dei Dardanelli, ove un tempo si trovava Troia. 

Il viaggio sarebbe continuato verso Istanbul, Porta d’Oriente, e avrebbe toccato le isole greche e la costa turca fino al Mar di Levante. Da qui avrebbe preso inizio la lunga rotta del ritorno, sfiorando Rodi, le isole Cicladi, Creta con tutta la traversata dello Ionio meridionale sino in Sicilia; i protagonisti dell’avventuroso viaggio sarebbero in tal modo giunti a Pantelleria e alle Egadi per approdare, passando a sud del golfo del Leone, in Sardegna. Avrebbero, infine, risalito la Corsica per  giungere al punto da cui tutto era partito.

La barca a vela, protagonista dell’impresa lunga cinque mesi, si chiamava Milanto ed era stata attrezzata come un laboratorio mobile collocato nella parte bassa dello scafo; qui erano stati posizionati molti flaconi attraverso i quali prelevare acqua di mare durante il tragitto, fiale atte a contenere il Dna degli intestini di pesci, garze sterili, bilance di precisione e diversi strumenti chirurgici. Tutto era dunque pronto per salpare alla volta delle antiche rotte dei grandi navigatori.

Il viaggio avrebbe avuto inizio in primavera, proprio come si soleva fare in antichità quando il mare era interdetto d’inverno. Nel Medioevo, seguendo i codici di alcune repubbliche marinare, si poteva navigare dal giorno di san Giorgio, il 5 maggio, al giorno di San Demetrio, il 26 ottobre; questo per evitare le burrasche e per sfruttare al meglio i venti, più favorevoli in primavera e in  estate. 

Lorenzo e Valerio salpano mercoledì 27 aprile 2022 dal porto di Viareggio, in Versilia, terra dalla natura aspra e affascinante, dove si trovano le cave dell’Altissimo in cui Michelangelo aveva estratto i marmi per i monumenti commissionatigli dai Medici e dal papa.

La rotta viene impostata verso sud e il primo punto rilevante che viene attraversato è la foce dell’Arno, a distanza dalle secche della Meloria dove, in mezzo al mare, si trova la torre che simboleggia la battaglia avvenuta il 6 agosto 1284, in cui Pisa perse la sua egemonia rispetto alle altre repubbliche marinare e il comando passò nelle mani di Genova.

I combattimenti furono davvero cruenti e migliaia i pisani deportati a Genova; tra questi degno di nota fu Rustichello da Pisa che incontrò, proprio in quel luogo, Marco Polo anche lui fatto prigioniero e rinchiuso nel palazzo San Giorgio, dopo la dura battaglia sull’isola dalmata di Curzola, verificatasi nel 1298.  A Rustichello si deve la trascrizione del Milione di Marco Polo. La navigazione prosegue nel mare un tempo appartenuto agli Etruschi, lungo le terre della Tuscia; era questo un popolo splendido, misterioso, molto raffinato i cui tratti distintivi si possono riconoscere, ancora oggi, in alcuni volti della gente che abita l’entroterra toscano, come nel linguaggio. 

Gli Etruschi, i cui commerci si basavano su attività agricole e manifatturiere, davano grande importanza alla vita ultraterrena, così come testimoniato dai meravigliosi sarcofagi scolpiti nella pietra o modellati nella creta. L’imperatore Claudio scrisse un corpo di venti libri, dal titolo Tyrennica, dedicato a questa straordinaria civiltà i cui appartenenti erano chiamati Tyrrenhoi dai greci. 

Ad un tratto ecco apparire all’orizzonte Populonia, l’unica città etrusca costruita sul mare quale centro manifatturiero per la fusione del ferro che gli Etruschi estraevano dalla vicina isola d’Elba; il suo nome avrebbe avuto origine nella dizione latina dal dio del vino, chiamato Dioniso dai Greci, Bacco dai Romani e Fufluns dagli Etruschi. Secondo quanto scoperto dagli studiosi questo antico ed affascinante popolo sarebbe nato dalla fusione di varie culture legate al Mediterraneo, greche e fenicie, dedite alla navigazione e al commercio. 

Lorenzo e Valerio decidono di sbarcare nel golfo di Baratti, proprio dirimpetto ad un piccolo edificio religioso intitolato a San Cerbone, vescovo altomedioevale che difese il territorio dall’invasione longobarda; il suo corpo riposa all’interno della splendida cattedrale di Massa Marittima. Vicino la spiaggia di Baratti si trova un’antica necropoli etrusca, quella della città – stato di Populonia, svelata da scavi intrapresi nel 1908; i due protagonisti dell’avventuroso viaggio si dirigono verso il promontorio dove si trova la rocca medievale ed entrano nella piccola chiesa rinascimentale di Santa Croce. 

Qui hanno modo di ammirare un altare sorretto da una lastra marmorea proveniente da un sarcofago romano, di quelli strigilati, quindi con la superficie scolpita a forma di “strigile”,  manufatto di metallo utilizzato dagli atleti per togliere il sudore dopo le gare.

A questo punto Milanto si dirige verso l’isola d’Elba e fa scalo a Portoferraio, lo stesso porto in cui il 3 maggio del 1814 l’Imperatore Napoleone era sbarcato, suo malgrado, per trascorrervi trecento giorni di permanenza forzata. A quel tempo Portoferraio era molto diversa da oggi; al posto dei cantieri nautici e della zona industriale vi erano delle saline dove gli isolani lavoravano duramente per spianare, raccogliere e trasportare il sale all’interno dei bigonci. Napoleone, durante il suo soggiorno, decise di trasformare quel luogo migliorandone la viabilità, il commercio, le condizioni igieniche attraverso una serie di lavori di pubblica utilità.

Il sovrano, inizialmente, fece erigere quella che sarebbe stata la sua residenza all’Elba, la Villa dei Mulini, costruita in soli venti giorni sulla cima della scogliera, tra Forte Falcone e Forte Stella; per arredarla arrivarono mobili da Parigi e dalla dimora toscana della sorella Elisa. Lorenzo di buon mattino visita l’elegante edificio andando alla scoperta dei saloni di rappresentanza e, soprattutto, della ricca biblioteca contenente più di cinquemila libri, giunti da Fontainebleau e donati al comune di Portoferraio insieme alle altre proprietà di Napoleone.

La visita continua negli splendi giardini, quello all’italiana e quello privato del sovrano, una sorta di luogo di meditazione con uno splendido affaccio sulla baia e sulle montagne della costa. Napoleone avrebbe lasciato l’Elba il 25 febbraio 1815 per fare ritorno in Francia e subire, successivamente, la grande sconfitta di Waterloo. La barca prende di nuovo la strada del mare, sfiorando l’isola di Pianosa e giungendo vicino l’isola di Montecristo, Riserva naturale statale dal 1971; qualche anno prima Lorenzo aveva ottenuto l’autorizzazione per poterla visitare.

In quel periodo la meravigliosa isola era custodita da Maraj e Luciana, addetti a guidare i visitatori e a occuparsi degli ambienti di Villa Reale, eretta dai Savoia come residenza di caccia; a Montecristo si trovava l’antichissimo monastero di San Mamiliano, su cui aleggiava una leggenda secondo la quale i monaci vi avrebbero nascosto un tesoro da proteggere contro i saraceni. Questo racconto giunto alle orecchie di Alexandre Dumas lo avrebbe ispirato per la scrittura del celebre romanzo dal titolo Il conte di Montecristo

Attualmente quello che rimane del monastero è soltanto un rudere abitato dalle capre, ma di esso si conserva almeno l’abside della chiesetta; il complesso venne abbandonato dai monaci nel XVI secolo, dopo l’attacco da parte del pirata Dragut. Questo luogo divenne, nel tempo, meta di diversi eremiti e ospitò, anche, David Lazzaretti, chiamato il Cristo dell’Amiata, divenuto celebre nell’Ottocento per le sue visioni messianiche che gli costarono la condanna del Sant’Uffizio quale eretico.

La navigazione riprende mentre il sole sta tramontando; la barca sarebbe passata al largo dell’isola del Giglio con rotta verso Ponza. L’arcipelago toscano è composto da sette isole ma, secondo un’antica leggenda, esisterebbe un’ottava isola  conosciuta con il nome di Zanara, di cui parlano nei loro racconti i vecchi marinai. 

Il suo nome compare nelle carte nautiche dei più grandi cartografi fino al 1720, quando ne venne confermata la non esistenza; essa era posizionata, secondo quanto riportato nel 1589 da Gerardo Mercatore, presso la Secca di Mezzo Canale, di fronte al Monte Argentario. Ancora oggi si effettuano sporadiche ricerche subacquee per ritrovarne le tracce: forse la sua scomparsa sarebbe riferibile ad una qualche attività eruttiva.

La storia narrata in questo affascinante libro continua e ora sta a voi scoprirlo fino in fondo.