Alla scoperta del borgo di Casertavecchia: non solo "Reggia"…

Se leggiamo o ascoltiamo la parola “Caserta” subito ci vengono in mente le immagini dei fastosi e ricchi appartamenti della Reggia (UNESCO 1997), che raccontano la regalità del re Carlo IV di Borbone,  i colorati giardini che rendono il complesso famoso in tutto il mondo, spesso confrontandolo o mettendolo a gareggiare con l’antecedente Reggia di Versailles; nulla di più giusto.

In pochi sanno però che Caserta ha origini molto più antiche e che, per proteggersi dagli attacchi dei Saraceni fu costruito un bellissimo borgo ad una quota di circa 400 mt s.l.m.

Realizzata nel XII sec. il borgo fu ubicato alle pendici dei Monti Tifatini e dista circa 10 km dal comune di Caserta. Pur non essendo molto nota, fa parte dei Monumenti Nazionali Italiani, a ricordare che è uno dei borghi rimasti intatti e che mostrano ancora oggi, una realtà storica tutta MEDIEVALE.


Ci sono tantissime incertezze su questo luogo affascinante, a cominciare dal nome che sembrerebbe provenire da Casa Hirta, cioè Villaggio in alto, a sottolineare e confermare proprio la sua alta posizione.

Probabilmente (secondo diversi antichi documenti quali Historia Langobardorum Beneventanorum, scritta da Erchemperto ) il borgo risale con certezza all’861 d.C. e assume una notevole importanza durante il periodo longobardo con Landolfo di Capua. Quest’ultimo riesce a far costruire un borgo con tutte le sue strutture fondamentali, a cominciare da una cinta muraria che ancora oggi (vista dal basso, proveniendo dalla nuova Caserta) è imponente. 

Successivamente, nell’876 d.C. Casertavecchia viene occupata dai conti di Caserta che faranno del borgo una vera struttura rifugio, con incentrati anche diversi settori del commercio.

A causa infatti dell’arrivo dei Saraceni, molti artigiani e produttori vari, provenienti da borghi e città circostanti minacciate anche dalla vicinanza alle coste, giunsero qui per proteggersi e continuare con serenità le proprie attività. In questo caso possiamo dire che ci fu un leggero aumento demografico del piccolo centro.
Ma solamente nel XII sec, Casertavecchia assumerà un ruolo rilevante sul piano politico, grazie l’avvento prima della dominazione sveva e poi quella aragonese.

Mentre l’avvento svevo capitanato da Riccardo Lauro portò al borgo prosperità e ricchezza a livello economico e commerciale, non fu lo stesso con l’arrivo degli aragonesi che, al contrario, portarono un veloce decadimento fino a trascinare il luogo nel dimenticatoio.

Il personaggio di Riccardo Lauro era consacrato all’Arcangelo Michele, tanto da far costruire il meraviglioso Duomo a cui dedicò il culto. Aggiunse poi il Castello di cui oggi rimangono solo ruderi.

Come abitanti rimasero soltanto i rappresentanti della Chiesa quali Vescovi e Priori lasciando anche un segno inequivocabile di chiese e architetture religiose che oggi sono meta di visitatori (pochi e selettivi) amanti dell’arte gotica e barocca.

Inutile dire che purtroppo Casertavecchia viene totalmente dimenticata quando con l’avvento dei Borboni, si realizza la Reggia e con essa la quotidianità si sposta verso la nuova Caserta che assume uno stile completamente diverso, quello barocco, in completa sfida con le altre realtà europee dei grandi palazzi e giardini.

Anche gli artigiani, assieme agli abitanti, e ai bottegai non hanno altra soluzione che abbandonare l’incantevole borgo per spostarsi verso la nuova città.

Nel 1842 anche il Vescovado abbandona il borgo per giungere alla nuova Caserta.
Il risultato è un borgo abitato da pochissimi individui che fanno delle loro case un ambiente legato anche alla magia ed al mistero. 
Folletti, fate e altri spiriti divengono i protagonisti di questo luogo e di lì riusciranno a recuperare l’interesse perso. 

1960 Casertavecchia ritorna ad essere un monumento nazionale e spinge nuovi abitanti a ripopolare questo antico borgo, fino a divenire un’attrazione turistica.
Per nostra fortuna si parla ancora di pochi turisti curiosi che vanno alla ricerca di chicche e quindi scopritori di leggende, di stili etnografici ancora resistenti alla modernità, ed in particolare alla ricerca di alcuni tasselli della storia messi da parte (un po' come noi).

Allora andiamo a visitare questo fantastico borgo. La storia se pur breve, è stata descritta per comprendere in anticipo anche le attrazioni monumentali presenti e le caratteristiche etnografiche.

Lasciamo alle spalle un immenso spazio dedicato al parcheggio pubblico per poi fare una tortuosa salita chiamata anche via della Pineta. Aldilà della fatica, chi percorre questa strada ha modo di gustarsi il borgo in tutto il suo splendore, fiancheggiando i monumenti più importanti, come i resti del Castello.

In realtà già percorrendo le curve con la propria auto o con un pullman GT, si intravede in alto lo spuntare una torre; si tratta della Torre dei Falchi.

La seconda torre più alta d’Europa, misura circa 30 mt. Purtroppo attualmente non è visitabile perché in fase di restauro ma il suo interno conserva ancora gelosamente la divisione in piani tra cui quelli dedicati ai magazzini per la conserva dei viveri.

Percorrendo la via della Pineta, si giunge fino ad un grande spazio, ahime chiuso da un recinto. Qui c’è il famoso Castello di Casertavecchia accennato sopra. La pianta era particolare in quanto (come potete vedere dalla foto ripresa da un testo scientifico scritto da Nicola Busino) aveva una forma esagonale un po' anomala.

Ogni angolo aveva una torre di cui oggi e preente soltanto una. Numerosi terremoti, attacchi bellici e non ultimi i bombardamenti durante la Seconda Guerra Mondiale, hanno contribuito negativamente al mantenimento della struttura. 

Da fuori il recinto si intravedono le parti restanti e oggi, soggette ad interventi di restauro. 
Si intravedono la Torre nord orientale, i vani sud occidentali chiamati anche Balneum, infine il Mastio di forma circolare.

Purtroppo sarò ripetitiva ma questa meravigliosa struttura storica non è visitabile in quanto anche pericolante.

Proseguendo il nostro cammino lungo la via che è rettilinea e che unisce tutti i monumenti e i punti salienti del borgo, giungiamo ad un incrocio di vicoli piccoli che salgono e scendono. Queste strade (assieme alla via principale) rappresentano a mio avviso, il cuore pulsante di CASERTAVECCHIA perché sono ricche di botteghe e piccoli ristoranti che mantengono viva l’anima del borgo. 

Il cammino è infatti rallegrato da fiori e oggetti scaccia guai appesi fuori gli ingressi. Anche in questi casi ci sono delle storie molto antiche legate alla presenza di fantasmi che hanno avuto un ruolo importante a Casertavecchia. 

Molte piante e fiori sono conservate all’interno di strani vasi che provengono semplicemente da un riutilizzo di materiale e oggetti/ rifiuti; è possibile perciò imbattersi in stivali da lavoro, o scarponi, ciotole ricolorate, secchi della spazzatura, bottiglie spaccate, addirittura vasetti per bimbi utilizzati come porta fiori o piante. 

Lasciandoci dietro le spalle questo spettacolo di colori, arriviamo in una delle chiese più significative dell’arte gotica, la cattedrale Dell’Annunziata.

La facciata è sorprendentemente lineare con il vicolo di fronte quasi da creare una sorta di percorso immaginario all’interno dell’edificio religioso.
Lo stile ovviamente è riconoscibile dalla presenza del grande Rosone centrale sopra il portico in legno. Tutte le finestre sono di forma allungata in sintonia con le forme della struttura stessa. 

Anche il suo interno non è riccamente addobbata  (come del resto richiede la tradizione) ma mantiene il suo fascino spirituale caratterizzato dalla poco luce entrante dalle finestre. 

Particolari sono le colonne, ciascuno con un capitello differente e che probabilmente sono state ricavate dall’esportazione di materiale da qualche struttura antica di epoca romana.

Lasciando la chiesa dell’Annunziata, il piccolo corso continua a stupire i visitatori con i suoi colori e con i suoi profumi il cibo fatto in casa. Uno di questi è il pane…profumo di pane ovunque.

Incrociando i vicoli e osservando le strade rimaste ancora con grosse pietre locali, ci sembra veramente di aver girato l’angolo per poi usare una macchina del tempo che ci ha condotto in epoca medievale, qui tutto è rimasto intatto e sembra uno scenario degno di film storici.

L’altra tappa è la principale piazza del Vescovado (non molto grande) ma significativa nel suo stile ed è li che troviamo il meraviglioso Duomo dedicato a San Michele Arcangelo.
Costruita nel XII secolo, la chiesa in realtà oggi mette in evidenzia i vari stili che si sono succeduti; in particolare lo stile rinascimentale sulla facciata è ben evidente. 


E’ il simbolo dell’antica cittadina, il Duomo di San Michele Arcangelo. Unico nel suo genere, il suo portico è protetto e fiancheggiato da due imponenti leoni in pietra tufacea. 

Una splendida navata centrale contornata da colonne, ne fanno da padrone. Qui si ritorna a parlare di fate e magia perché nessuno sa come le colonne che dividono le navate della chiesa, siano giunte fino su. La leggenda vuole che siano state delle fate che raccogliendo le colonne appartenute ad un edificio romano, le portarono in volo fino i 400 mt di altezza.

Anche qui il gotico è molto evidente dato che le mura ed il resto dell’edificio religioso è molto spoglio.   

Il borgo di Casertavecchia in realtà è ancora avvolto nel mistero perché moltissime leggende e moltissimi racconti vertono sulla presenza di fate, spiriti e personaggi legati al mondo alchemico.

Lasciando alle spalle piazza del Vescovado, dopo ovviamente aver visitato il duomo dedicato all’arcangelo Michele e percorrendo la via di San Michele ci troviamo a continuare il nostro percorso lungo la strada stretta che conduce verso una discesa.

Si giunge davanti una vecchia casa conosciuta come Casa delle Bifore che originariamente era una chiesa dell’ XI secolo(infatti e ancora presente la struttura inziale con un vecchio campanile.

Negli anni 70 una signora tedesca si innamorò di questo luogo a tal punto di voler lasciare il suo paese ed acquistare una casa a Casertavecchia. Scelse proprio una chiesa sconsacrata, la chiesa di San Pietro, abbandonata. L’acquistò, a sue spese la restaurò e di essa ne fece la sua abitazione.

Fu un’abitazione speciale perché qui pare che la signora Ursula Pannwitz (questo il suo nome) si intrattenesse spesso con spiritelli buoni e fatine amiche.

Ursula diede ad essi una personalità attraverso tazze, fondi di bottiglia ecc, aggiungendo delle faccine spiritose che chiamò semplicemente “Spiritelli”.
Un termine che troverete scritto un po' ovunque lungo i vicoli del borgo, e che fanno parte di una storia contemporanea molto interessante.

Federico Fellini con la sua adorata Giulietta Masina vennero qui, ospiti di Ursula, per conoscere e scoprire dal vivo, proprio lo spirito di questo luogo, con i suoi spiritelli e la sua magia.

Proprio Giulietta disse di esser rimasta avvolta da un’atmosfera particolare e che percepiva la presenza di folletti buoni. 
In effetti tutti i vasetti realizzati dalla buona Ursula, avevano faccine diverse e tutte sorridenti. 

Ancora oggi camminare per le stradine e vicoli di questo antico borgo equivale a percorrere strade colorate proprio dalla presenza di questi vasi colorati. Ancora valido il detto della Pannwitz: se si esprime un desiderio ed il vasetto si rompe, significa che deve realizzarsi.

Ci piace mantenere questa atmosfera e soprattutto vogliamo continuare a mantenere la magia che ormai sempre più (ai nostri giorni) sta scomparendo.

Per questo vi consigliamo di non abbandonare l’idea di fare una piccola gita a Casertavecchia, le cui caratteristiche medievali sono tenaci nel tempo e belle da vedere.

Lasciando alle spalle piazza del Vescovado, dopo ovviamente aver visitato il duomo dedicato all’arcangelo Michele e percorrendo la via di San Michele ci troviamo a continuare il nostro percorso lungo la strada stretta che conduce verso una discesa.

Si giunge davanti una vecchia casa conosciuta come Casa delle Bifore che originariamente era una chiesa dell’ XI secolo(infatti e ancora presente la struttura inziale con un vecchio campanile.

Negli anni 70 una signora tedesca si innamorò di questo luogo a tal punto di voler lasciare il suo paese ed acquistare una casa a Casertavecchia. Scelse proprio una chiesa sconsacrata, la chiesa di San Pietro, abbandonata. L’acquistò, a sue spese la restaurò e di essa ne fece la sua abitazione.

Fu un’abitazione speciale perché qui pare che la signora Ursula Pannwitz (questo il suo nome) si intrattenesse spesso con spiritelli buoni e fatine amiche.

Ursula diede ad essi una personalità attraverso tazze, fondi di bottiglia ecc, aggiungendo delle faccine spiritose che chiamò semplicemente “Spiritelli”.
Un termine che troverete scritto un po' ovunque lungo i vicoli del borgo, e che fanno parte di una storia contemporanea molto interessante.

Federico Fellini con la sua adorata Giulietta Masina vennero qui, ospiti di Ursula, per conoscere e scoprire dal vivo, proprio lo spirito di questo luogo, con i suoi spiritelli e la sua magia.

Proprio Giulietta disse di esser rimasta avvolta da un’atmosfera particolare e che percepiva la presenza di folletti buoni. 
In effetti tutti i vasetti realizzati dalla buona Ursula, avevano faccine diverse e tutte sorridenti. 

Ancora oggi camminare per le stradine e vicoli di questo antico borgo equivale a percorrere strade colorate proprio dalla presenza di questi vasi colorati. Ancora valido il detto della Pannwitz: se si esprime un desiderio ed il vasetto si rompe, significa che deve realizzarsi.

Ci piace mantenere questa atmosfera e soprattutto vogliamo continuare a mantenere la magia che ormai sempre più (ai nostri giorni) sta scomparendo.

Per questo vi consigliamo di non abbandonare l’idea di fare una piccola gita a Casertavecchia, le cui caratteristiche medievali sono tenaci nel tempo e belle da vedere.

 

Libri e testi consigliati da Archeologia & Paesaggio

 

 

             Historia Langobardorum: Storia de' fatti dei Langobardi Copertina flessibile – 14 aprile 2021
         di Paolo Diacono (Autore), Quirico Viviani (Traduttore)

 

   Italia longobarda. Il regno, i Franchi, il papato Libro – 8 settembre 2016
di Stefano Gasparri (Autore

 

 

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