Sardegna archeologica; l'altra faccia dell'isola. Scopriamo Nuraghi, pozzi sacri e tombe dei giganti

Ho voluto un titolo anomalo perchè mi rendo conto che quando si parla di Sardegna si parla di spiagge paradisiache, sabbia bianca e (per la maggior parte delle volte) di villaggi vacanze che sono lontane anni luce dalla Sardegna vera, quella che vuole raccontarsi e raccontare, l'isola che ha tanti tesori nascosti come gioielli preziosi. 

Ma si sa qualcuno disse: Non dare perle ai porci...
E così noi faremo.

 Non vogliamo, anzi non voglio sminuire una parte dei turisti ma la Sardegna raccontata da questo articolo e compresa da pochi.

Quello che proponiamo è un percorso effettuato giorni fa da me con un gruppo di persone non molto giovani ma sicuramente ricche di sapere e voglia di conoscere cose nuove e soprattutto nuovi siti di interesse archeologico, antropologico ed etnografico.

Buona parte dei siti archeologici sono nella Sardegna Centro Occidentale e sono distribuiti lungo il territorio attraversando la strada statale 131, (dedicata a Carlo Felice) l'antica via romana che collegava Cagliari a Turris Libisonis (l'attuale Porto Torres). 
Il nome romano della strada statale era "Marmilla" che in italiano significa Mammella.
Il termine utilizzato dai romani faceva effettivamente riferimento alle numerose formazioni collinari tondeggianti presenti nella regione.

La strada ancora oggi è la più frequentata (se pur priva di traffico) perché è veramente una linea retta che permette di attraversare l’Isola da sud a nord e comunicare soprattutto con le località di interesse storico ed archeologico.

 La parola “Mammella” mi permette di collegarmi ad un argomento molto importante e profondo che ho affrontato più volte nel mio lavoro di archeologa, ma anche da curiosa durante questo viaggio intenso; la mammella genera e nutre la vita e così la Sardegna è ricca di storia legata alle antiche società matriarcali dove l’unica vera e grande divinità era appunto la Dea Madre, o meglio la Madre Terra.

Tutte le antiche strutture, come anche i reperti trovati ed esposti nei principali musei del territorio,  fanno riferimento al rapporto Uomo- Terra e con esso le prime produzioni agricole. Altro fattore importante è la presenza dell’Acqua, anche in senso metafisico, poiché molte delle architetture sono state realizzate per recuperare e dare acqua alle antiche comunità e con essa anche l’elemento sacro della vita.

La storia e l’archeologia in Sardegna non mostra soltanto il lato materiale dei siti e dei reperti, ma mostra in primo luogo l’essenza dei luoghi, considerando anche i rapporti tra Terra e Cielo. Di qui molti dei siti che abbiamo visitato, e che consigliamo di visitare, sono degli Osservatori Astronomici. 
Perciò per quelli più attenti e più metafisici proponiamo di portare con sé qualche testo di Archeo-Astronomia.

Lasciato l’Aeroporto di Cagliari il programma vede come prima tappa il sito Nuragico di Villanovaforru.

Stiamo parlando di un sito frequentato dal 1800 a.C fino al 1200 a.C. (età del Bronzo, presso a poco) che non va confuso assolutamente con il periodo che lo precede, ovvero quello Neolitico.
Il piccolo centro di Villanovaforru è incastonato tra colline della Marmilla, a metà strada tra Cagliari e Oristano.

Nonostante si parli della Sardegna come un territorio arido soggetto a fenomeno di siccità, beh sappiate che non è proprio così; la Sardegna ha una quantità di acqua e sorgenti sotterranee che hanno sempre dato un certo valore al territorio e che, fin dall’antichità, ha permesso ai vari popoli di insediarsi e di poter svolgere attività agricola ma anche religiosa. Lo dimostra il fatto che ogni sito da noi visitato, possiede un pozzo centrale ancora ricco di acqua.

Parco Genna Maria di Villanovaforru

Situato a 408 slm si trova il centro abitato e al centro c’è un grande Nuraghe il cui significato dall’antico sardo significa, cumulo di pietre.
La parola Genna Maria invece significa Porta del Mare che definisce l’antico uso del valico sottostante quale via di comunicazione tra l’entroterra e la costa occidentale.

Il sito archeologico è il più panoramico della Sardegna poiché è possibile avere una splendida vista a nord-ovest del golfo di Oristano ed il mare di Cagliari; mentre a nord-est è visibile la Gaira di Gesturi e la catena montuosa del Il Gennargentu.
Il nuraghe che aveva lo scopo difensivo e delimitatore è stato realizzato nell’età del bronzo Medio intorno 1750-1450 a.C e si compone  di una torre centrale, originariamente di sei metri, tre torri laterali, circondato da un antemurale turrito. 

Nel suo cortile è presente un pozzo profondo 5 metri, ancora ricco di acqua.
Alla fine dell’età del bronzo il nuraghe viene abbandonato e con esso tutti i luoghi che rientrano nelle visite archeologiche. Interessante e al tempo stesso considerare il fatto che questi luoghi, a differenza di tanti altri in Italia e in Europa, non vengano riutilizzati aggiungendo nuovi stili e nuovi scopi.  

Sappiamo però che nel caso del sito Nuragico di Genna Maria, nel periodo che va dal IV sec a.C al V d.C, il Nuraghe viene utilizzato come luogo di culto dedicato sicuramente ad una divinità agraria. Questa ipotesi è confermata dal ritrovamento di lucerne, incensieri, brucia profumi e tantissimi oggetti preziosi quali gioielli.
Uno degli oggetti più importanti e “una mascherina d’oro” che oggi si trova esposta al piccolo Museo Archeologico di Villanovaforru.

Sito archeologico di Su Nuraxi, Barumini

 

Il pomeriggio è dedicato ad un altro complesso nuragico in zona Barumini in particolare presso il sito di Su Nuraxi le cui caratteristiche sono quelle che abbiamo ritrovato nel primo caso e che ritroveremo nei prossimi siti. Costruzione a Tholos o Falsa Cupola è una caratteristica tutta Sarda che vede una serie di grandi massi di pietra locale (in questo caso è roccia calcarea e basalto) disposti uno sopra l’altro senza l’uso di calce o malta. 

La struttura della falsa cupola permette di vedere dall’esterno un tumulo molto simile a quello delle sepolture etrusche, mentre all’interno, camminando, vediamo che il soffitto si stringe permettendo comunque l’uso di un ambiente e di un secondo piano.

Il monumento di Su Nuraxi mostra un impianto planimetrico e architettonico tra i più straordinari che la cultura nuragica abbia prodotto, tanto che nel 1997 è stato dichiarato patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. E scusate ma non è poco, visto che il nostro paese vanta di circa il 55% dei beni inseriti nel patrimonio mondiale.

Le torri avevano due piani ancora oggi percorribili e due ferritoie che permettono al visitatore di vivere l’emozione di entrare nelle viscere del monumento. 
Tra il 1300 e 110 a.C  per problemi di staticità, si rese necessario rinforzare il bastione con una fasciatura muraria spessa ben 3 metri; si aggiunse un ingresso che utilizziamo anche noi per poter accedere al complesso archeologico.

Intorno sono ancora presenti i resti delle base delle capanne, disposte tutte in maniera circolare e tutte (in età del ferro) dotate di sistemi di canalizzazione delle acque e di fognature e ogni casa aveva il suo pozzo per l’acqua corrente.

Inutile spiegare l’espressione di ciascun visitatore e la mia ovviamente. Sì è sempre pensato a questi popoli come piccole comunità prive di evoluzione sociale ed invece possono vantarsi di essere i padri dell’ingegneria urbanistica a cui noi nel 2023 dobbiamo ancora tanto ringraziare e forse anche imparare.

A proposito molte delle parole tipicamente sarde hanno la lettere X. Beh sappiate che molti degli abitanti ci hanno più volte corretto dicendo che il suono è simile al portoghese e che va letto “GI”.
Anche queste informazioni sono state molto importanti.
Non soltanto Nuraghi ma anche altre antichità.

Dall’età del bronzo, data 1800 a.C ci giungono altre architetture imponenti che confermano la scelta di determinati luoghi e con essi, la sacralità.

Ci troviamo a Paulilatino dove ci imbattiamo in uno dei siti archeologici più famosi e originali della Sardegna. Questo luogo grazie la presenza del suo magico pozzo, in funzione anche di Osservatorio Astronomico, richiama molti appassionati e studiosi di Archeo-Astronomia, me compresa.


Paulilatino e il pozzo di Santa Cristina

Stiamo parlando del pozzo di Santa Cristina datato circa 1100 a.C. interamente realizzato in basalto (pietra locale di origine vulcanica) e di struttura assai complessa di forma trapezoidale, costituita da doppio ambiente che si dispone una sopra l’altro.

Il pozzo è preceduto da un vestibolo, dove probabilmente si svolgevano cerimonie di culto; dopo il vestibolo segue la scala, che si apre in un vano trapezoidale; la gradinata è formata da una rampa unica di 25 gradini, che si restringe verso il basso (da circa 3,50 m alla sommità a 1,40 m alla base) man mano che si avvicina alla camera che contiene il pozzo vero e proprio; la scala è raccordata specularmente agli architravi di copertura, formati da blocchi tutti uguali tra loro che creano uno straordinario effetto a "scala rovesciata" di larghezza costante.


Il pozzo sacro vero e proprio è formato da una cella di pianta circolare (diametro circa 2,5 m) coperta da una thòlos (pseudocupola) a volta ogivale alta quasi 7 m, realizzata con blocchi di basalto lavorati e disposti in filari, il cui diametro a partire dall'architrave della porta d'ingresso, posizionata alla fine della gradinata, diminuisce fino a creare un foro di 35 cm circa a livello del suolo. Tale luce è tuttora origine di disputa se fosse in origine chiusa da una pietra circolare o meno.

Giovanni Lilliu, archeologo e politico sardo, spiega  il sacro pozzo con queste parole:


«Principesco è il pozzo di Santa Cristina, che rappresenta il culmine dell'architettura dei templi delle acque. È così equilibrato nelle proporzioni, sofisticato nei tersi e precisi paramenti dell'interno, studiato nella composizione geometrica delle membrature, così razionale in una parola da non capacitarsi, a prima vista, che sia opera vicina all'anno 1000 a.C. e che l'abbia espressa l'arte nuragica, prima che si affermassero nell'isola prestigiose civiltà storiche».

Dalle sue dichiarazioni sprigiona tanto amore per la sua terra ma anche per il sito.
Intorno ovviamente non mancano altri complessi nuragici ma anche molte sepolture a grotticella. Per la mia gioia a distanza di circa 50 mt dal pozzo sacro, spuntano due piccoli megaliti di altezza circa 1,20 mt con delle piccole fenditure che indicano l’est. Probabile puntatore e segnalatore del solstizio?

Chissà. Potrebbe essere ma non sono stati effettuati ancora studi e analisi di questi piccoli massi e quindi voglio evitare di sognare.

Il pozzo è comunque interessante dal punto di vista astronomico poiché potrebbe essere un indicatore lunare.
Ogni 18 anni e mezzo infatti, la luce della luna passa attraverso un foro posizionato nella parte alta del soffitto e da lì va ad illuminare il fondo del pozzo creando un gioco luce nell’acqua.

Potrebbe essere un Osservatorio lunare? Probabilmente si perché con una certa precisione temporale stabilisce il “Lunistizio Maggiore”.
Ci sono poi altri elementi architettonici che permettono al pozzo di indicare gli Equinozi.
Infatti ogni 21 marzo (equinozio di primavera) e ogni 22 settembre (equinozio di autunno) a mezzogiorno i raggi solari entrano direttamente nella scalinata del pozzo, illuminandone l'acqua.

Inutile dire che ci sono tanti conflitti e disapprovazioni da parte di molti archeologi. Ma fa parte de gioco.
Il tour continua ed i partecipanti ormai allattati e svezzati di questo nuovo argomento archeologico sono diretti verso altra realtà storica, archeologica e antropologica.

Direzione Tomba dei Giganti...

 

Arzachena-Tomba dei Giganti

Ve ne sono diverse e tutte distribuite in tutta la Sardegna;  più o meno caratterizzate da una serie di Dolmen affiancate e disposte ad esedra. Non possiamo anche qui evitare di parlare di Madre, di Donna, di Dea Madre.
Per molti studiosi infatti dal Neolitico (3500-2800 a.C) e in parte durante il Bronzo, tutti i culti religiosi erano rivolti alla madre Terra e fondamentale nelle architetture riprendere la forma femminile del membro sessuale o del ventre materno (cioè il luogo buio da dove si genera la vita).


Le tombe non sono viste come luoghi eterni della fine dell’uomo ma vengono in realtà e contrariamente visti come un ritorno alla madre; le architetture delle sepolture viste sia in sezione che in panoramica assumono la forma del ventre materno, attraverso il quale il defunto rientra per poter vivere la Vera Vita.

Il nome Tomba dei Giganti può assumere diversi significati, anche contrastanti tra di loro. Molti ritengono che durante le campagne di scavo di fine 800, gli archeologi trovarono degli scheletri con ossa molto lunghe, appartenenti ad individui alti circa 2,50 mt. 
Per questo le strutture ed i dolmen potevano avere dimensioni così grandi.  

Ma c’è anche un’altra interpretazione, più comprensibile e affidabile, in cui si sostiene che il termine Gigante potesse essere stato dato in relazione alle grandi dimensioni dei dolmen e che quindi per marcare il valore e la grandezza della stessa struttura, si è pensato di usare l’espressione Giganti.
Le tombe presentano ancora oggi nella facciata principale una serie di Dolmen decrescenti; quello centrale è il più alto e può raggiungere circa 4-4,50 mt di altezza. Sono lavorati e molto spesso ripropongono figure taurine, cioè corna di toro. 

Un simbolo molto ricorrente sia in basso rilievo che nella forma degli edifici stessi. Come nel caso delle nostre tombe.
Ci troviamo a Dorgali e per l’esattezza in un terreno privato dove il proprietario ha deciso di mettere a disposizione della collettività il suo terreno, dando così modo di visitare la tomba.

Stiamo parlando della Tomba dei Giganti S’Ena e Thomes. 


Siamo amanti dell’avventura e delle passeggiate all’aria aperta e quindi armati di forza fisica e pazienza giungiamo pian piano davanti questa imponente tomba che ci lascia senza fiato.
Rispetto l’altro sito megalitico di Li Lolghi (dove si accede tramite pagamento di un biglietto e c’è la guida), qui tutto è più “Wild” e abbiamo modo di poterci soffermare in alcuni particolari ed entrare all’interno della tomba.

Il defunto veniva portato dentro la sepoltura tramite un accesso sopra il vestibolo; mentre la piccola apertura o porta che vedete anche nelle foto era semplicemente l’ingresso dell’anima. Poiché priva di corpo e quindi di materia, non necessitava di una grande porta.
Incredibile ma già durante il periodo della Cultura degli Ozieri si parlava di anima…

Ultima tappa archeologica è il sito archeologico di Goni. Si proprio quello che vedete su riviste tipo Archeologia Viva, Il giornale del Mistero ecc…

 

Il complesso archeologico di Pranu Muttedu

Il sito è importante per l’insediamento del periodo Neolitico- Calcolitico, ricco di abitazioni e luoghi dove le comunità insieme al suo sciamano di riferimento, si incontravano.

Inoltre sono presenti tombe di interesse archeologico immenso come quelle a Grotticella attraverso il primo tipo di accesso a Dromos (un corridoio privo di soffitto). 
Se siete informati vi ricordo che il dromos lo ritroviamo anche nelle tombe etrusche e che anche qui, viste dall’alto, ricordano l’utero materno.

Rimasto ben poco se non qualche pietra di trachite disposta regolarmente per far dare vita alla forma della stessa tomba.
Una piccola camera funeraria ed una piccola nicchia per contenere gli oggetti del defunto. Molti degli oggetti erano rappresentativi e raccontavano di una comunità che non conosceva la guerra ma soltanto armi ad uso lavorativo come la caccia ma anche l’allevamento e l’agricoltura.
Poco distante dalle due tombe principali vi sono i famosi Menhir di Goni. 

Il complesso archeologico presenta diverse tematiche che vanno dalle sepolture ai santuari fino poi agli osservatori astronomici come i circa 200 Menhir dell’area interessata. 
Se ne vedono soltanto la metà ma tutti allineati o distribuiti a coppia. Questi Menhir danno il nome al sito di Stonehenge Sarda, con la differenza che i massi nostrani sono molto più antichi. Si parla di circa 3300 a.C.

Sono sicuramente l’attrattiva maggiore e la più fotografata. 
La loro disposizione non è casuale e  va da ovest a est, indicando perfettamente il passaggio dei raggi solari e quindi dei solstizi. 
Mi soffermo in particolare su un piccolo masso dalle fattezze inequivocabili che lo distinguono da tutto il resto. Il masso isolato non è molto grande (misura circa 1,30 di altezza). In foto

La parte verso nord è ricoperta di piccole coppelle che mostrano chiaramente la Costellazione di Orione. Mentre una sorta di piccola edicola è diretta verso Est. 
La nostra guida infatti dà conferma dell’importanza del maso che serviva sicuramente ad indicare la mappatura astrale.

Sicuramente il tur è stato molto faticoso ma tale fatica è stata ricompensata dalla tanta meraviglia che abbiamo visto e assorbito. Non nascondo poi l’entusiasmo dei partecipanti i quali hanno avuto in comune la sensazione di benessere assorbito nelle vicinanze di queste strutture. Molti di loro hanno parlato di energie. 

Non posso non ringraziare le guide che non si sono soltanto limitate a raccontare e spiegare; ciascuno di loro come degli innamorati della propria terra, della loro storia, ha trasmesso positività e passione, dando un senso alle viste che vanno aldilà della razionalità.

Sono luoghi questi che vanno visitati e vissuti non con la ragione ma con il cuore e con la forte spiritualità che richiede il territorio sardo.
E quindi grazie a: Laura, Stefano, Mario, Manuela (guide locali) alla cooperativa Ghivine,  ad Archeotour Società Cooperativa e tutti coloro che hanno contribuito a fare di questa avventura un’esperienza unica.

Un grazie speciale a Turismo Culturale Italiano che ha realizzato questo tour permettendo così ai partecipanti di conoscere un’altra Sardegna, la vera Sardegna.

Potete contattare le varie strutture e prenotare le vostre visite.

 

Alcuni tour li proponiamo attraverso le nostre affiliazioni.

Escursione a Barumini e a Giara di Gesturi

Escursione al Nuraghe Arrubiu

Escursione al villaggio nuragico di Serra Orrios

 

No mancate inoltre di visitare Cagliari che ha molto da offrire e raccontare e con la città anche il suo Museo Archeologico ha al suo interno un'esposizione dei manufatti antichi, molti dei quali trovati durante le varie campagne di scavo tra la fine 800  e gli anni 1960.

 

Visita guidata di Cagliari + Museo Archeologico

 

Vi segnaliamo tra le nostre avventure il percorso fatto con il Trenino Verde. 
Le tappe al momento fino a fine maggio 2023 saranno Macomer - Trasnuraghes.

 Un trenino d'epoca vi permette di vedere i paesaggi dell'isola, vivendo un'atmosfera unica con due fermate obbligatorie che tratteremo nei prossimi articoli. 
Uno di questi è la città di Tinnura, chiamata anche la città dei Murales. 
Un vero  museo a cielo aperto dedicato all'archeologia industriale. Ma anche di questo ve ne parleremo prossimamente.

Come prossimamente dedicherò un articolo al sito archeologico di Monte D'accoddi e al famoso Ziqqurat. Parte integrante del circuito di viste, ho preferito lasciarlo in seguito soprattutto per poter scrivere qualcosa anche relativo al confronto fatto con lo Ziqqurat di Babilonia, conosciuto anche come Esagila.

Vi informiamo che a breve con l'arrivo dell'estate molte visite guidate si svolgeranno di notte, illuminati dalle stelle e accompagnati anche da musiche folcloristiche, danzatori in costume e altri eventi...

Visita notturna di "Su Nuraxi di Barumini"

Prenotazioni e contatti: 070 9368128

 

 

Visite notturne  Parco e Museo Archeologico "Genna Maria"

Prenotazioni e contatti: 070 9300050

Mobile:  333 1760216

Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Santuario Nuragico Santa Cristina

Emal: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

Ho voluto un titolo anomalo perchè mi rendo conto che quando si parla di Sardegna si parla di spiagge paradisiache, sabbia bianca e (per la maggior parte delle volte) di villaggi vacanze che sono lontane anni luce dalla Sardegna vera, quella che vuole raccontarsi e raccontare, l'isola che ha tanti tesori nascosti come gioielli preziosi. 

Ma si sa qualcuno disse: Non dare perle ai porci...
E così noi faremo.

 Non vogliamo, anzi non voglio sminuire una parte dei turisti ma la Sardegna raccontata da questo articolo e compresa da pochi.

Quello che proponiamo è un percorso effettuato giorni fa da me con un gruppo di persone non molto giovani ma sicuramente ricche di sapere e voglia di conoscere cose nuove e soprattutto nuovi siti di interesse archeologico, antropologico ed etnografico.

Buona parte dei siti archeologici sono nella Sardegna Centro Occidentale e sono distribuiti lungo il territorio attraversando la strada statale 131, (dedicata a Carlo Felice) l'antica via romana che collegava Cagliari a Turris Libisonis (l'attuale Porto Torres). 
Il nome romano della strada statale era "Marmilla" che in italiano significa Mammella.
Il termine utilizzato dai romani faceva effettivamente riferimento alle numerose formazioni collinari tondeggianti presenti nella regione.

La strada ancora oggi è la più frequentata (se pur priva di traffico) perché è veramente una linea retta che permette di attraversare l’Isola da sud a nord e comunicare soprattutto con le località di interesse storico ed archeologico.

 La parola “Mammella” mi permette di collegarmi ad un argomento molto importante e profondo che ho affrontato più volte nel mio lavoro di archeologa, ma anche da curiosa durante questo viaggio intenso; la mammella genera e nutre la vita e così la Sardegna è ricca di storia legata alle antiche società matriarcali dove l’unica vera e grande divinità era appunto la Dea Madre, o meglio la Madre Terra.

Tutte le antiche strutture, come anche i reperti trovati ed esposti nei principali musei del territorio,  fanno riferimento al rapporto Uomo- Terra e con esso le prime produzioni agricole. Altro fattore importante è la presenza dell’Acqua, anche in senso metafisico, poiché molte delle architetture sono state realizzate per recuperare e dare acqua alle antiche comunità e con essa anche l’elemento sacro della vita.

La storia e l’archeologia in Sardegna non mostra soltanto il lato materiale dei siti e dei reperti, ma mostra in primo luogo l’essenza dei luoghi, considerando anche i rapporti tra Terra e Cielo. Di qui molti dei siti che abbiamo visitato, e che consigliamo di visitare, sono degli Osservatori Astronomici. 
Perciò per quelli più attenti e più metafisici proponiamo di portare con sé qualche testo di Archeo-Astronomia.

Lasciato l’Aeroporto di Cagliari il programma vede come prima tappa il sito Nuragico di Villanovaforru.

Stiamo parlando di un sito frequentato dal 1800 a.C fino al 1200 a.C. (età del Bronzo, presso a poco) che non va confuso assolutamente con il periodo che lo precede, ovvero quello Neolitico.
Il piccolo centro di Villanovaforru è incastonato tra colline della Marmilla, a metà strada tra Cagliari e Oristano.

Nonostante si parli della Sardegna come un territorio arido soggetto a fenomeno di siccità, beh sappiate che non è proprio così; la Sardegna ha una quantità di acqua e sorgenti sotterranee che hanno sempre dato un certo valore al territorio e che, fin dall’antichità, ha permesso ai vari popoli di insediarsi e di poter svolgere attività agricola ma anche religiosa. Lo dimostra il fatto che ogni sito da noi visitato, possiede un pozzo centrale ancora ricco di acqua.

Parco Genna Maria di Villanovaforru

Situato a 408 slm si trova il centro abitato e al centro c’è un grande Nuraghe il cui significato dall’antico sardo significa, cumulo di pietre.
La parola Genna Maria invece significa Porta del Mare che definisce l’antico uso del valico sottostante quale via di comunicazione tra l’entroterra e la costa occidentale.

Il sito archeologico è il più panoramico della Sardegna poiché è possibile avere una splendida vista a nord-ovest del golfo di Oristano ed il mare di Cagliari; mentre a nord-est è visibile la Gaira di Gesturi e la catena montuosa del Il Gennargentu.
Il nuraghe che aveva lo scopo difensivo e delimitatore è stato realizzato nell’età del bronzo Medio intorno 1750-1450 a.C e si compone  di una torre centrale, originariamente di sei metri, tre torri laterali, circondato da un antemurale turrito. 

Nel suo cortile è presente un pozzo profondo 5 metri, ancora ricco di acqua.
Alla fine dell’età del bronzo il nuraghe viene abbandonato e con esso tutti i luoghi che rientrano nelle visite archeologiche. Interessante e al tempo stesso considerare il fatto che questi luoghi, a differenza di tanti altri in Italia e in Europa, non vengano riutilizzati aggiungendo nuovi stili e nuovi scopi.  

Sappiamo però che nel caso del sito Nuragico di Genna Maria, nel periodo che va dal IV sec a.C al V d.C, il Nuraghe viene utilizzato come luogo di culto dedicato sicuramente ad una divinità agraria. Questa ipotesi è confermata dal ritrovamento di lucerne, incensieri, brucia profumi e tantissimi oggetti preziosi quali gioielli.
Uno degli oggetti più importanti e “una mascherina d’oro” che oggi si trova esposta al piccolo Museo Archeologico di Villanovaforru.

Sito archeologico di Su Nuraxi, Barumini

 

Il pomeriggio è dedicato ad un altro complesso nuragico in zona Barumini in particolare presso il sito di Su Nuraxi le cui caratteristiche sono quelle che abbiamo ritrovato nel primo caso e che ritroveremo nei prossimi siti. Costruzione a Tholos o Falsa Cupola è una caratteristica tutta Sarda che vede una serie di grandi massi di pietra locale (in questo caso è roccia calcarea e basalto) disposti uno sopra l’altro senza l’uso di calce o malta. 

La struttura della falsa cupola permette di vedere dall’esterno un tumulo molto simile a quello delle sepolture etrusche, mentre all’interno, camminando, vediamo che il soffitto si stringe permettendo comunque l’uso di un ambiente e di un secondo piano.

Il monumento di Su Nuraxi mostra un impianto planimetrico e architettonico tra i più straordinari che la cultura nuragica abbia prodotto, tanto che nel 1997 è stato dichiarato patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. E scusate ma non è poco, visto che il nostro paese vanta di circa il 55% dei beni inseriti nel patrimonio mondiale.

Le torri avevano due piani ancora oggi percorribili e due ferritoie che permettono al visitatore di vivere l’emozione di entrare nelle viscere del monumento. 
Tra il 1300 e 110 a.C  per problemi di staticità, si rese necessario rinforzare il bastione con una fasciatura muraria spessa ben 3 metri; si aggiunse un ingresso che utilizziamo anche noi per poter accedere al complesso archeologico.

Intorno sono ancora presenti i resti delle base delle capanne, disposte tutte in maniera circolare e tutte (in età del ferro) dotate di sistemi di canalizzazione delle acque e di fognature e ogni casa aveva il suo pozzo per l’acqua corrente.

Inutile spiegare l’espressione di ciascun visitatore e la mia ovviamente. Sì è sempre pensato a questi popoli come piccole comunità prive di evoluzione sociale ed invece possono vantarsi di essere i padri dell’ingegneria urbanistica a cui noi nel 2023 dobbiamo ancora tanto ringraziare e forse anche imparare.

A proposito molte delle parole tipicamente sarde hanno la lettere X. Beh sappiate che molti degli abitanti ci hanno più volte corretto dicendo che il suono è simile al portoghese e che va letto “GI”.
Anche queste informazioni sono state molto importanti.
Non soltanto Nuraghi ma anche altre antichità.

Dall’età del bronzo, data 1800 a.C ci giungono altre architetture imponenti che confermano la scelta di determinati luoghi e con essi, la sacralità.

Ci troviamo a Paulilatino dove ci imbattiamo in uno dei siti archeologici più famosi e originali della Sardegna. Questo luogo grazie la presenza del suo magico pozzo, in funzione anche di Osservatorio Astronomico, richiama molti appassionati e studiosi di Archeo-Astronomia, me compresa.


Paulilatino e il pozzo di Santa Cristina

Stiamo parlando del pozzo di Santa Cristina datato circa 1100 a.C. interamente realizzato in basalto (pietra locale di origine vulcanica) e di struttura assai complessa di forma trapezoidale, costituita da doppio ambiente che si dispone una sopra l’altro.

Il pozzo è preceduto da un vestibolo, dove probabilmente si svolgevano cerimonie di culto; dopo il vestibolo segue la scala, che si apre in un vano trapezoidale; la gradinata è formata da una rampa unica di 25 gradini, che si restringe verso il basso (da circa 3,50 m alla sommità a 1,40 m alla base) man mano che si avvicina alla camera che contiene il pozzo vero e proprio; la scala è raccordata specularmente agli architravi di copertura, formati da blocchi tutti uguali tra loro che creano uno straordinario effetto a "scala rovesciata" di larghezza costante.


Il pozzo sacro vero e proprio è formato da una cella di pianta circolare (diametro circa 2,5 m) coperta da una thòlos (pseudocupola) a volta ogivale alta quasi 7 m, realizzata con blocchi di basalto lavorati e disposti in filari, il cui diametro a partire dall'architrave della porta d'ingresso, posizionata alla fine della gradinata, diminuisce fino a creare un foro di 35 cm circa a livello del suolo. Tale luce è tuttora origine di disputa se fosse in origine chiusa da una pietra circolare o meno.

Giovanni Lilliu, archeologo e politico sardo, spiega  il sacro pozzo con queste parole:


«Principesco è il pozzo di Santa Cristina, che rappresenta il culmine dell'architettura dei templi delle acque. È così equilibrato nelle proporzioni, sofisticato nei tersi e precisi paramenti dell'interno, studiato nella composizione geometrica delle membrature, così razionale in una parola da non capacitarsi, a prima vista, che sia opera vicina all'anno 1000 a.C. e che l'abbia espressa l'arte nuragica, prima che si affermassero nell'isola prestigiose civiltà storiche».

Dalle sue dichiarazioni sprigiona tanto amore per la sua terra ma anche per il sito.
Intorno ovviamente non mancano altri complessi nuragici ma anche molte sepolture a grotticella. Per la mia gioia a distanza di circa 50 mt dal pozzo sacro, spuntano due piccoli megaliti di altezza circa 1,20 mt con delle piccole fenditure che indicano l’est. Probabile puntatore e segnalatore del solstizio?

Chissà. Potrebbe essere ma non sono stati effettuati ancora studi e analisi di questi piccoli massi e quindi voglio evitare di sognare.

Il pozzo è comunque interessante dal punto di vista astronomico poiché potrebbe essere un indicatore lunare.
Ogni 18 anni e mezzo infatti, la luce della luna passa attraverso un foro posizionato nella parte alta del soffitto e da lì va ad illuminare il fondo del pozzo creando un gioco luce nell’acqua.

Potrebbe essere un Osservatorio lunare? Probabilmente si perché con una certa precisione temporale stabilisce il “Lunistizio Maggiore”.
Ci sono poi altri elementi architettonici che permettono al pozzo di indicare gli Equinozi.
Infatti ogni 21 marzo (equinozio di primavera) e ogni 22 settembre (equinozio di autunno) a mezzogiorno i raggi solari entrano direttamente nella scalinata del pozzo, illuminandone l'acqua.

Inutile dire che ci sono tanti conflitti e disapprovazioni da parte di molti archeologi. Ma fa parte de gioco.
Il tour continua ed i partecipanti ormai allattati e svezzati di questo nuovo argomento archeologico sono diretti verso altra realtà storica, archeologica e antropologica.

Direzione Tomba dei Giganti...

 

Arzachena-Tomba dei Giganti

Ve ne sono diverse e tutte distribuite in tutta la Sardegna;  più o meno caratterizzate da una serie di Dolmen affiancate e disposte ad esedra. Non possiamo anche qui evitare di parlare di Madre, di Donna, di Dea Madre.
Per molti studiosi infatti dal Neolitico (3500-2800 a.C) e in parte durante il Bronzo, tutti i culti religiosi erano rivolti alla madre Terra e fondamentale nelle architetture riprendere la forma femminile del membro sessuale o del ventre materno (cioè il luogo buio da dove si genera la vita).


Le tombe non sono viste come luoghi eterni della fine dell’uomo ma vengono in realtà e contrariamente visti come un ritorno alla madre; le architetture delle sepolture viste sia in sezione che in panoramica assumono la forma del ventre materno, attraverso il quale il defunto rientra per poter vivere la Vera Vita.

Il nome Tomba dei Giganti può assumere diversi significati, anche contrastanti tra di loro. Molti ritengono che durante le campagne di scavo di fine 800, gli archeologi trovarono degli scheletri con ossa molto lunghe, appartenenti ad individui alti circa 2,50 mt. 
Per questo le strutture ed i dolmen potevano avere dimensioni così grandi.  

Ma c’è anche un’altra interpretazione, più comprensibile e affidabile, in cui si sostiene che il termine Gigante potesse essere stato dato in relazione alle grandi dimensioni dei dolmen e che quindi per marcare il valore e la grandezza della stessa struttura, si è pensato di usare l’espressione Giganti.
Le tombe presentano ancora oggi nella facciata principale una serie di Dolmen decrescenti; quello centrale è il più alto e può raggiungere circa 4-4,50 mt di altezza. Sono lavorati e molto spesso ripropongono figure taurine, cioè corna di toro. 

Un simbolo molto ricorrente sia in basso rilievo che nella forma degli edifici stessi. Come nel caso delle nostre tombe.
Ci troviamo a Dorgali e per l’esattezza in un terreno privato dove il proprietario ha deciso di mettere a disposizione della collettività il suo terreno, dando così modo di visitare la tomba.

Stiamo parlando della Tomba dei Giganti S’Ena e Thomes. 


Siamo amanti dell’avventura e delle passeggiate all’aria aperta e quindi armati di forza fisica e pazienza giungiamo pian piano davanti questa imponente tomba che ci lascia senza fiato.
Rispetto l’altro sito megalitico di Li Lolghi (dove si accede tramite pagamento di un biglietto e c’è la guida), qui tutto è più “Wild” e abbiamo modo di poterci soffermare in alcuni particolari ed entrare all’interno della tomba.

Il defunto veniva portato dentro la sepoltura tramite un accesso sopra il vestibolo; mentre la piccola apertura o porta che vedete anche nelle foto era semplicemente l’ingresso dell’anima. Poiché priva di corpo e quindi di materia, non necessitava di una grande porta.
Incredibile ma già durante il periodo della Cultura degli Ozieri si parlava di anima…

Ultima tappa archeologica è il sito archeologico di Goni. Si proprio quello che vedete su riviste tipo Archeologia Viva, Il giornale del Mistero ecc…

 

Il complesso archeologico di Pranu Muttedu

Il sito è importante per l’insediamento del periodo Neolitico- Calcolitico, ricco di abitazioni e luoghi dove le comunità insieme al suo sciamano di riferimento, si incontravano.

Inoltre sono presenti tombe di interesse archeologico immenso come quelle a Grotticella attraverso il primo tipo di accesso a Dromos (un corridoio privo di soffitto). 
Se siete informati vi ricordo che il dromos lo ritroviamo anche nelle tombe etrusche e che anche qui, viste dall’alto, ricordano l’utero materno.

Rimasto ben poco se non qualche pietra di trachite disposta regolarmente per far dare vita alla forma della stessa tomba.
Una piccola camera funeraria ed una piccola nicchia per contenere gli oggetti del defunto. Molti degli oggetti erano rappresentativi e raccontavano di una comunità che non conosceva la guerra ma soltanto armi ad uso lavorativo come la caccia ma anche l’allevamento e l’agricoltura.
Poco distante dalle due tombe principali vi sono i famosi Menhir di Goni. 

Il complesso archeologico presenta diverse tematiche che vanno dalle sepolture ai santuari fino poi agli osservatori astronomici come i circa 200 Menhir dell’area interessata. 
Se ne vedono soltanto la metà ma tutti allineati o distribuiti a coppia. Questi Menhir danno il nome al sito di Stonehenge Sarda, con la differenza che i massi nostrani sono molto più antichi. Si parla di circa 3300 a.C.

Sono sicuramente l’attrattiva maggiore e la più fotografata. 
La loro disposizione non è casuale e  va da ovest a est, indicando perfettamente il passaggio dei raggi solari e quindi dei solstizi. 
Mi soffermo in particolare su un piccolo masso dalle fattezze inequivocabili che lo distinguono da tutto il resto. Il masso isolato non è molto grande (misura circa 1,30 di altezza). In foto

La parte verso nord è ricoperta di piccole coppelle che mostrano chiaramente la Costellazione di Orione. Mentre una sorta di piccola edicola è diretta verso Est. 
La nostra guida infatti dà conferma dell’importanza del maso che serviva sicuramente ad indicare la mappatura astrale.

Sicuramente il tur è stato molto faticoso ma tale fatica è stata ricompensata dalla tanta meraviglia che abbiamo visto e assorbito. Non nascondo poi l’entusiasmo dei partecipanti i quali hanno avuto in comune la sensazione di benessere assorbito nelle vicinanze di queste strutture. Molti di loro hanno parlato di energie. 

Non posso non ringraziare le guide che non si sono soltanto limitate a raccontare e spiegare; ciascuno di loro come degli innamorati della propria terra, della loro storia, ha trasmesso positività e passione, dando un senso alle viste che vanno aldilà della razionalità.

Sono luoghi questi che vanno visitati e vissuti non con la ragione ma con il cuore e con la forte spiritualità che richiede il territorio sardo.
E quindi grazie a: Laura, Stefano, Mario, Manuela (guide locali) alla cooperativa Ghivine,  ad Archeotour Società Cooperativa e tutti coloro che hanno contribuito a fare di questa avventura un’esperienza unica.

Un grazie speciale a Turismo Culturale Italiano che ha realizzato questo tour permettendo così ai partecipanti di conoscere un’altra Sardegna, la vera Sardegna.

Potete contattare le varie strutture e prenotare le vostre visite.

 

Alcuni tour li proponiamo attraverso le nostre affiliazioni.

Escursione a Barumini e a Giara di Gesturi

Escursione al Nuraghe Arrubiu

Escursione al villaggio nuragico di Serra Orrios

 

No mancate inoltre di visitare Cagliari che ha molto da offrire e raccontare e con la città anche il suo Museo Archeologico ha al suo interno un'esposizione dei manufatti antichi, molti dei quali trovati durante le varie campagne di scavo tra la fine 800  e gli anni 1960.

 

Visita guidata di Cagliari + Museo Archeologico

 

Vi segnaliamo tra le nostre avventure il percorso fatto con il Trenino Verde. 
Le tappe al momento fino a fine maggio 2023 saranno Macomer - Trasnuraghes.

 Un trenino d'epoca vi permette di vedere i paesaggi dell'isola, vivendo un'atmosfera unica con due fermate obbligatorie che tratteremo nei prossimi articoli. 
Uno di questi è la città di Tinnura, chiamata anche la città dei Murales. 
Un vero  museo a cielo aperto dedicato all'archeologia industriale. Ma anche di questo ve ne parleremo prossimamente.

Come prossimamente dedicherò un articolo al sito archeologico di Monte D'accoddi e al famoso Ziqqurat. Parte integrante del circuito di viste, ho preferito lasciarlo in seguito soprattutto per poter scrivere qualcosa anche relativo al confronto fatto con lo Ziqqurat di Babilonia, conosciuto anche come Esagila.

Vi informiamo che a breve con l'arrivo dell'estate molte visite guidate si svolgeranno di notte, illuminati dalle stelle e accompagnati anche da musiche folcloristiche, danzatori in costume e altri eventi...

Visita notturna di "Su Nuraxi di Barumini"

Prenotazioni e contatti: 070 9368128

 

 

Visite notturne  Parco e Museo Archeologico "Genna Maria"

Prenotazioni e contatti: 070 9300050

Mobile:  333 1760216

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Santuario Nuragico Santa Cristina

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