IL Santuario della Verna: arte, natura e storia

Ho visitato personalmente questo luogo meraviglioso che riesce perfettamente a conciliare una natura rigogliosa ad una storia particolare, intrisa di profonda spiritualità. Siamo all’interno delle foreste Casentinesi, con più precisione nel Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, proprio a cavallo tra Toscana ed Emilia Romagna, in uno degli ecosistemi forestali più importanti della penisola italiana; agli occhi dei visitatori si offre un’estrema varietà di paesaggi.

La parte che appartiene alla Toscana è più dolce, ricca di terreni coltivati, di boschi e di pascoli rispetto al versante romagnolo che presenta una natura più aspra e selvaggia alternando nuda roccia a ripidi tratti boscosi.  E’ nella parte toscana che, passeggiando tra abeti e attraversando freschi ruscelli, ci si imbatte in due luoghi davvero suggestivi, Camaldoli e La Verna, santuari in cui in un’atmosfera ricca di silenzio e di pace si può entrare in  contatto con se stessi e, per chi lo desidera, con la fede più autentica. 

Il Monastero di Camaldoli venne fondato nel 1012 da San Romualdo, monaco ravennate, e, ancora oggi, ospita al suo interno, nella zona eremitica,  una comunità di monaci benedettini; il Santuario della Verna è ovunque riconosciuto quale punto  di riferimento, dopo Assisi, del culto rivolto a San Francesco.

La Verna, che si erge maestosa sul crinale appenninico tra Casentino e Valtiberina, deve la sua notorietà al fatto che il Santo di Assisi vi ricevette le stimmate il 17 settembre del 1224, recandovisi spesso per trascorrere periodi di penitenza e di preghiera.

Il sommo poeta, Dante Alighieri, cita questo luogo nell’XI canto del Paradiso, definendolo un “crudo sasso intra Tevere e Arno”; la sua origine risale al lontano 1213 quando il conte Orlando Cattani, dopo aver ascoltato una predica a San Leo di Romagna, decise di donare questo suggestivo tratto di montagna al poverello di Assisi. 

Egli,  appena arrivato, venne accolto, secondo la tradizione, dal festoso battere d’ali di uno stormo di uccelli e in seguito a questo evento prodigioso decise di stabilirvi un romitorio dove trascorrere del tempo in ritiro. Il primo edificio che venne costruito fu la cosiddetta “Chiesina” e cioè la cappella di Santa Maria degli Angeli, realizzata tra il 1216 e il 1218, dopo un’apparizione al Santo della Vergine Maria che indicò il luogo esatto dove costruire.

Attraverso un basso porticato si accede alla chiesa che presenta una navata unica suddivisa da un tramezzo; al suo interno il piccolo edificio religioso conserva tre opere di Andrea Della Robbia. 

La bottega dei Della Robbia fu una delle più importanti del rinascimento italiano; questa famiglia si specializzò nella produzione di terrecotte invetriate e il capostipite fu Luca Della Robbia (1400-1482). Egli dapprima fu ottimo scultore (suo capolavoro fu la cantoria del Duomo di Firenze), probabilmente allievo di Lorenzo Ghiberti; in seguito, intorno al 1440, cominciò a realizzare le prime ceramiche, generalmente caratterizzate dai colori bianco e blu. Continuatore dell’attività fu Andrea (1435-1525), nipote di Luca, e in seguito suo figlio, Giovanni Della Robbia(1469-1529). Molta della splendida produzione ceramica robbiana, circa cinquanta terrecotte, si trova proprio nella valle del Casentino, tra le provincie di Arezzo e Firenze, soprattutto nell’eremo di Camaldoli e nel Santuario Della Verna, luoghi di grande spiritualità, ma è presente anche in palazzi, pievi e chiese medioevali del territorio; ricordo, al tal proposito, quali centri che contengono opere robbiane Bibbiena, Poppi e Stia, dove nella bella pieve romanica si trova la Madonna del Fosso Lungo, attribuita attualmente ad Andrea Della Robbia e considerata una delle più belle esistenti, vero tesoro artistico.

La presenza di così tante ceramiche in una valle chiusa e isolata come quella del Casentino fece supporre che gli artisti della famiglia Della Robbia avessero, per un periodo, modellato, plasmato e cotto proprio in quella zona, anche se di questo non sono mai state prodotte prove concrete. 

Tornando alla Verna e, nello specifico, alla chiesa di Santa Maria Degli Angeli, sull’altare è collocata la terracotta che rappresenta l’ ASSUNZIONE di MARIA o MADONNA DELLA  CINTOLA, realizzata nel 1488 da Andrea Della Robbia . Al centro della scena è posta la Vergine all’interno di una mandorla composta da undici teste di cherubini; il suo corpo sembra dolcemente sostenute da quattro angeli.

Maria lascia cadere la cintola che viene raccolta da San Tommaso; dietro quest’ultimo è riconoscibile San Gregorio Magno e dal lato opposto sono raffigurati San Francesco e San Bonaventura. Nella lunetta al di sopra è presente l’Eterno tra due angeli. Sempre all’interno di Santa Maria degli Angeli è collocata sull’altare di sinistra, a metà navata, una terracotta invetriata, splendidamente colorata, realizzata da Andrea Della Robbia e da Luca Della Robbia “il Giovane”nel 1490, la quale raffigura la NATIVITA’; al centro la Vergine e San Giuseppe adorano il Bambino Gesù e ai lati sono San Francesco e Sant’Antonio da Padova. In alto il Padre Eterno in gloria circondato da cinque cherubini, di cui due sostengono un cartiglio che reca l’iscrizione: Gloria in Excelsis Deo. 

Sull’altare di destra è presente un’altra terracotta policroma di Andrea e Luca, databile anch’essa al 1490 che rappresenta la DEPOSIZIONE; al centro Gesù è sorretto dalla Madonna  e da San Giovanni. Intorno vi sono dieci angeli, due dei quali sostengono il corpo di Cristo. Sul basamento vi è la Vergine con il piccolo Gesù ed una serie di Santi: Santa Caterina, Santa Rosa da Viterbo, Santa Maria Maddalena, Santa Caterina da Bologna e Santa Cecilia. 

Usciti dalla piccola chiesa e percorsi pochi gradini si accede al Quadrante, un grande piazzale dal quale è possibile ammirare, grazie ai 1128 metri di altitudine, un magnifico panorama; questa piazza deve il suo nome alla meridiana presente sul campanile della Basilica maggiore. La Basilica, realizzata nel 1348, è a croce latina e a navata unica e conserva al suo interno altri capolavori prodotti dalla bottega dei Della Robbia; sul primo altare a destra appena entrati si è catturati dalla presenza della MADONNA DEL RIFUGIO, realizzata nel primo decennio del XVI secolo dalla bottega. Questa terracotta era collocata inizialmente nell’Oratorio di Sant’Onofrio in Vallesanta e trasportata dai religiosi alla Verna nel 1874; è rappresentata la Vergine con il braccio il Bambino Gesù con a destra S. Antonio Abate e S. Onofrio,e  a sinistra S. Maria Egiziaca e S. Francesco.

Nel tempietto a sinistra un’opera che desta in ogni visitatore stupore e meraviglia per la sua bellezza; si tratta di uno dei capolavori di Andrea Della Robbia e cioè l’ ANNUNCIAZIONE. La dolcezza e la raffinatezza che il grande artista riuscì ad esprimere merita davvero qualche minuto di raccoglimento per poter comprendere ed ammirare davvero l’opera,  almeno così è stato per me.

La terracotta venne realizzata nel 1475 e presenta a sinistra la Vergine, in atteggiamento umile e turbato  e a destra l’Angelo Gabriele in atteggiamento ansioso; in alto a destra appare l’Eterno entro una cornice di piccole teste di angeli.

Al centro, in alto, il simbolo dello Spirito Santo. Superata questa cappella a sinistra appare la grandiosa tavola con l’ASCENSIONE realizzata da Andrea della Robbia e Luca della Robbia “il Giovane” intorno al 1480; le figure vennero realizzate a grandezza naturale. Il Redentore con le braccia aperte si innalza al centro circondato da otto piccoli angeli. In basso la Vergine e gli apostoli volgono lo sguardo verso il cielo per ammirare il loro Padre. Questo grandioso ed imponente lavoro è completato da una cornice centinata con diciannove teste alate di angeli e con  un ricco festone composto da trenta mazzi di frutta, fiori e foglie. 

Accanto alla porta della sagrestia si trova, infine, una deliziosa pala con MADONNA COL BAMBINO, attribuita a Luca Della Robbia. La Basilica fu completata nel 1509 grazie al contributo dell’Arte della Lana di Firenze, di cui è presente lo stemma sulla volta; al suo interno si trova la Cappella delle Reliquie in cui sono conservati alcuni oggetti appartenuti a San Francesco: un pezzo di corda, la ciotola, il flagello con cui faceva penitenza. In una teca si trova poi un panno di lino che il Santo teneva sul suo costato, intriso del suo sangue. 

Usciti dalla Basilica si può accedere al corridoio delle Stimmate, edificato tra il 1578 e il 1582; in questo luogo ogni giorno, dal 1431, alle ore quindici i frati camminano in processione sino alla cappella in cui il Santo ricevette le stimmate. Il corridoio è affrescato da episodi in cui è narrata la vita del Santo Assisiate, realizzati da Baccio Maria Bacci tra il 1929 e il 1962; alla fine del lungo corridoio si giunge, finalmente, alla Cappella delle Stimmate, cuore di tutto il Santuario. E’ qui che Francesco ebbe impressi nella propria carne i segni della Passione di Cristo. Entrando proprio sopra la porta si trova un tondo in cui è raffigurata la MADONNA COL BAMBINO, opera attribuita ad Andrea Della Robbia; in origine la terracotta apparteneva alla famiglia Bastogi e fu donata nel 1932 dalla contessa di Valenzano alla comunità religiosa della Verna. Sull’altare maggiore di questa cappella si trova un’opera monumentale, composta da settecentoventi pezzi: LA CROCIFISSIONE

Andrea Della Robbia la realizzò nel 1481, creando figure a grandezza naturale che si impongono nello spazio per la loro grandiosità; dal fondo azzurro si distacca, grazie al bianco abbagliante, il grande Crocifisso ai piedi del quale è collocato un teschio, simbolo della morte vinta dalla Croce. A destra, in basso, compaiono l’Addolorata e San Francesco e a sinistra sono presenti San Giovanni e San Girolamo, quest’ultimo mentre batte il petto con un sasso. 

Al di sopra di questi personaggi sono raffigurati gli angeli che piangono la morte dell’Uomo; viene anche rappresentato, in alto, un pellicano che si dispera per nutrire i suoi piccoli. Il Sole e La Luna sono terrorizzati e piangenti,  proprio a completare questo scenario di dolore e disperazione, ma, al tempo stesso, ricco di simbolismi e affascinante. 

Appena si esce è possibile affacciarsi da una ringhiera per ammirare la natura rigogliosa e selvaggia che circonda il complesso. Scendendo, nella roccia, si trova un piccolo anfratto dove, secondo la tradizione, San Francesco trovò riparo dal demonio che tentava di gettarlo nel dirupo; la roccia si avvolse miracolosamente intorno a lui, proteggendolo. E’, infine, possibile scende al Sasso Spicco, masso prodigioso, anch’esso, collocato in una stretta gola; sotto questo masso San Francesco amava ritirarsi in preghiera, in pieno contatto con la natura circostante. Questo fatto, ancora oggi, ci viene ricordato dalla grande Croce di legno poggiata in questo luogo misterioso.

Il Santuario della Verna, luogo di pace e di intensa spiritualità, rappresenta appieno la profonda  religiosità francescana; sorge in un luogo davvero suggestivo, circondato da una argentea foresta di faggi, nella parte meridionale del Monte Penna, a pochi chilometri da Chiusi della Verna. Questo territorio, sin dal Medioevo, rivestì un ruolo importante per i pellegrini, soprattutto germanici, in quanto rappresentava uno snodo decisivo della Via Romea, prescelta spesso rispetto alla Via Francigena. Il tragitto era percorso anche dai viandanti che provenivano dai paesi baltici, scandinavi e slavi.

 

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