Le cime più imponenti del gruppo, che sorge tra la trentina Val di Fassa e la bellunese Val Cordevole, si elevano nella sua parte settentrionale e sono costituite oltre che dalla citata Punta Penia, la principale, anche da Punta Rocca (3309 metri), Punta Sereuta (3218 metri), il Grand Vernel (3210 metri) e il Piccolo Vernel (3098 metri).
Qui si estende lo splendido ghiacciaio della Marmolada che, purtroppo, negli ultimi decenni ha visto diminuire drasticamente le sue dimensioni a causa del cambiamento climatico; negli anni ’60 presentava una superficie di 305 ettari, per scendere intorno al 1994 a 190 ettari.
Tra il 1991 e il 2000 si è ritirato con una media di 40 metri l’anno. L’innalzamento delle temperature ha portato al tragico evento del 3 luglio 2022, quando è avvenuto il crollo di una parte del ghiacciaio sommitale che ha causato la morte di 11 alpinisti.
Il versante meridionale della Marmolada precipita, con una straordinaria parete rocciosa larga 4 chilometri e alta quasi 1000 metri, sulle suggestive Val Contrin e Valle Ombretta; su questo versante si trovano la Cima d’Ombretta (3000 metri), il Sasso Vernale (3058 metri) e il Sasso di Valfredda (2998 metri). Grazie ad una spettacolare funivia, posizionata sul versante bellunese e suddivisa in tre tronconi, che parte da Malga Ciapela a 1450 metri, si può giungere, in soli 12 minuti, a Punta Rocca a 3265 metri.
Qui ci troviamo di fronte a Punta Penia la cima più alta delle Dolomiti; per arrivare si attraversano le stazioni intermedie di Coston d’Antermoia (2350 metri) e Sereuta (2950).
Magnifica è la vista a 360 gradi che si può godere dalla terrazza panoramica collocata a Punta Rocca, dove lo sguardo spazia su tutti i nove sistemi dolomitici: il Civetta, la Busazza, la Catena San Sebastiano, la Moiazza, l’Antelao, le Pale di San Lucano. Di fronte è possibile ammirare la cima più alta della Marmolada, Punta Penia e poi, poco più avanti, il Sassolungo, il Boè, le Tofane, il Cristallo e il Pelmo.
Punta Rocca ospita, anche, la Grotta della Madonna, del tutto simile alle caverne scavate dai soldati durante il primo conflitto mondiale per ripararsi dal fuoco nemico e dalle condizioni atmosferiche avverse.
Al centro della grotta, luogo di grande spiritualità, si trova una statua della Vergine, Regina delle Dolomiti, consacrata il 26 agosto 1979 da Giovanni Paolo II; dietro, attraverso una finestrella, si scorge un incredibile panorama rappresentato dalla parete meridionale della Marmolada, con la sua vertiginosa discesa verticale.
E’ a Punta Sereuta, stazione intermedia della funivia, che ci soffermeremo maggiormente: in questo luogo, che ho visitato personalmente, si trova la Zona Monumentale Sacra e il Museo della Grande Guerra, il museo più alto d’Europa, collocato a 3000 metri di altitudine e inaugurato nel 1990.
La Marmolada e il suo ghiacciaio, in passato, furono tra i protagonisti della Prima Guerra Mondiale; si trovavano, infatti, proprio al confine tra impero austro – ungarico e Italia e per quasi due anni mezzo divennero il centro di cruenti combattimenti tra le fazioni nemiche, nel corso della guerra di posizione che si era creata.
Il Fortilizio italiano di Punta Sereuta si compone di trincee, baracche, postazioni di osservazione creati dal 51° e 52° Reggimento Fanteria Brigata Alpi, dai nuclei della 206° Compagnia del Battaglione Alpini Val Cordevole e dal Battaglione Bersaglieri. Appena giunti alla stazione Sereuta si scende, attraverso un breve ed agevole percorso, alla Forcella ove si trova un pannello esplicativo in cui sono indicati i punti di maggiore interesse che si andranno a visitare.
Inizia, in questa che è la parte sud - est di Punta Sereuta, uno stretto sentiero, dotato di un cordino metallico per agevolare il passo nei punti maggiormente esposti. E’ possibile visitare diverse postazioni in caverna per cannoni, per mitragliatrici, posti di comando, baracche, piccoli ricoveri, osservatori, magazzini e l’infermeria.
La prima linea correva proprio sulla Forcella Sereuta e grazie ad un paziente lavoro di rispristino sono state rese fruibili al pubblico postazioni, camminamenti e gallerie. Forcella V, che si trova a quota 3027 metri, per le sue aspre condizioni climatiche è uno dei pochi siti sul fronte alpino che riesce ancora a trasmettere le emozioni e i grandi sacrifici vissuti da giovani uomini, costretti a combattere l’uno contro l’altro durante la Grande Guerra.
Il possesso del massiccio della Marmolada rappresentò un elemento particolarmente strategico nelle fasi della cosiddetta “guerra bianca”, in quanto permise il controllo della via di accesso alla Val di Fassa, alla Val Badia e all’Alto Adige. Gli austro - ungarici presero possesso della Forcella V posta alle estreme propaggini del ghiacciaio, mentre le truppe italiane si stanziarono presso Punta Sereuta in modo da essere pronti a rispondere ai continui bombardamenti.
I Landeschutzen austriaci decisero di realizzare la “Città di ghiaccio” (Eisstadt) per difendersi dalle temperature estreme e dal fuoco nemico. Il Fortilizio imperiale a Quota 3153, infatti, era una postazione difficile da mantenere in quanto le truppe italiane, che occupavano la vicina Punta Sereuta, impedivano quasi completamente i rifornimenti. I portatori di viveri erano costretti a attraversare il ghiacciaio in superficie e dovevano pazientare ore nascosti nei crepacci, o tornare indietro in quanto colpiti da valanghe e bufere.
Per tutti questi motivi venne affidato, tra il 1916 e il 1917, a Leo Handl, ingegnere e militare asburgico, il progetto di perforazione del ghiacciaio, così da divenire riparo per tanti militari. Egli ideò un particolare insieme di cunicoli e passerelle poste nel ventre del ghiacciaio della Marmolada che si sviluppò per 12 chilometri con una profondità di 50 metri.
Vennero realizzati ricoveri per le truppe e per gli ufficiali, depositi atti a contenere munizioni, viveri e legname, un centralino telefonico, un trasformatore elettrico, un impianto di ventilazione, cucine e mense; questo sistema così ben organizzato arrivò a ospitare, nel giro di 10 mesi, ben 200 soldati.
Tanti i problemi affrontati, dovuti principalmente all’instabilità del ghiaccio che obbligò i tecnici a costanti interventi strutturali, manovre messe in atto unicamente con il piccone; molto forte anche il tasso di umidità nel periodo estivo che fu causa di malattie tra i componenti delle truppe.
Il fumo prodotto dai falò e dalle stufe inquinava l’aria, non riuscendo ad essere espulso correttamente. Dopo la sconfitta di Caporetto la Città di Ghiaccio venne abbandonata ma, comunque, tra il 1917 e il 1918 riuscì a salvare tante vite; attualmente di quella struttura non rimane alcuna traccia perché l’elemento che la costituiva, il ghiaccio, è in continua trasformazione ed evoluzione.
Alla stazione di Sereuta è possibile visitare, anche, l’interessante Museo della Grande Guerra in cui è presente un percorso multimediale, interattivo e multisensoriale attraverso il quale si dispiega, con drammatica verità, la narrazione della guerra combattuta in Marmolada.
Il Museo, che ebbe come ideatore il Dr. Mario Bartoli e come finanziatore il Dr. Bruno Vascellari, è stato ampliato e rinnovato nel 2015; attualmente offre al visitatore uno spazio espositivo di 300 mq nei quali viene raccontata la dura quotidianità di tanti uomini soldato, la loro vita in trincea, la lotta per la sopravvivenza in un ambiente dalle condizioni climatiche davvero proibitive.
Tutto questo è stato reso possibile grazie all’ausilio di foto d’epoca, di spezzoni di diario, di video e di oggetti rinvenuti tra i ghiacci della Marmolada. Il percorso museale viene introdotto da una rampa di ingresso simile ad un ponte che attraversa un crepaccio; sono qui esposte parti di teleferiche che furono intercettate in questa parte del fronte.
La prima sala che si incontra è quella dedicata alla situazione Prebellica: è qui narrata la quotidianità vissuta dalla popolazione prima dello scoppio del conflitto, caratterizzata dalla pace nonostante i differenti schieramenti politici.
Si entra poi nel vivo con Lo scoppio della guerra: nel 1914 gli austriaci vengono chiamati alle armi, mentre è dal maggio del 1915 che anche gli italiani diventano parte attiva nei combattimenti nell’area gravitante intorno la Marmolada. Si passa poi alla visione degli Armadi, quattro per la precisione, che custodiscono le uniformi e gli equipaggiamenti dei militari italiani e austroungarici, proprio a significare l’arruolamento in questa ingiusta guerra.
L’attenzione è poi rivolta al tipo di Vita a cui erano sottoposti i due schieramenti, che, per quanto divisi militarmente, subivano le stesse drammatiche condizioni, causate dalla lotta contro il nemico e dalle terribili conseguenze del clima d’alta quota. Si entra, quindi, nel settore dedicato alla Città di Ghiaccio dove è presente un grande plastico con diverse fotografie e gli schizzi realizzati dal Tenente Leo Handl.
L’eccezionale opera da lui ideata consentì all’esercito austriaco di ottenere il possesso del ghiacciaio sino alla ritirata dei soldati italiani; l’intricato insieme di cunicoli fu la sede di un’indispensabile base logistica, oltre che una protezione sicura contro il fuoco avversario e il freddo.
Una targa, ancora oggi ricorda il sacrificio di questo valoroso militare e di 14 fanti; Rosso agli inizi del 1915 si arruolò nel 49° Reggimento di Fanteria. Successivamente allo scoppio della guerra, nel gennaio del 1916, venne trasferito nel 51° Reggimento di Fanteria Brigata Alpi e assegnato al fronte della Marmolada. Il 21 dicembre dello stesso anno ottenne la carica di Tenente e nel settembre del 1917, al comando di fanti italiani, compì un’impresa eroica: realizzò una galleria d’attacco alle pendici di Piz Sereuta sino ad occupare le postazioni austro – ungariche che erano a sentinella di Forcella V, importante posizione sulla Marmolada.
Il 26 settembre il Tenente Rosso, insieme a 14 dei suoi fanti, trovò la morte a causa di una mina fatta esplodere dagli avversari in una galleria adiacente a quella da loro occupata. Ancora oggi i corpi non sono stati ritrovati, probabilmente seppelliti nel ghiaccio. Per questa valorosa iniziativa il Tenente Flavio Rosso, nel 1919, venne decorato con la Medaglia d’Argento al Valor Militare.
Il percorso espositivo del Museo della Grande Guerra termina con un video in cui vengono presentati al pubblico filmati storici che testimoniano la tragicità di questo evento bellico, come di ogni guerra.