L’autrice di questo importante testo è amica e collega dott.ssa Luchina Branciani che attraverso anni e anni di studio, di dedizione e fede al suo mestiere e alle sue doti è riuscita a raccogliere sottili testimonianze e valori di quelli che sono parte integrante della storia d’Italia, veri capolavori divini e terreni dalle molteplici architetture sviluppate verso l’alto e verso la sacralità.
“Per la stessa occasione saranno presentati insieme il libro sull’arte nei Monasteri Sublacensi a cura di Stefano Petrocchi, per la cui sezione storica introduttiva ha partecipato anche Lichina Branciani e il testo storico-archeologico di Luchina che verte sulla storia, le origini e significati dei più importanti Monasteri della zona di Subiaco, lungo la valle dell’Aniene.
Ed è proprio perché la maggior parte di essi si sviluppano lungo il fiume, il testo vuole essere anche una vera mappatura dinamica, attraverso la quale descrivere anche il territorio, concentrandosi sull’importanza di esso e di quanto abbia influenzato gli interventi archeologici antropici nonché spirituali.
Luchina Branciani non nasconde le difficoltà ed il duro lavoro di ricerca (30 anni) che l’hanno portata comunque ad un grande risultato quello di aver potuto riportare sul testo incontri, scambi culturali ad ampio raggio nel territorio che ha percorso dal fiume Aniene ai Monti Simbruini, dal Lazio meridionale alla Campania.
In tutto questo, il capolavoro ha centrato un tema fondamentale: quello dell’analisi storica, archeologica e antropologica dell’uomo in questa vasta area. Dalla preistoria, alle fasi della protostoria e romana al periodo tardo antico e all’avvento di san Benedetto da Norcia in Valle. Dopo il suo arrivo, dopo le grandi realizzazioni partite dal santo fondatore, il territorio sembra essersi fermato, ma non è così… e la storia di dipana nel testo nella sua complessità effettiva lungo i secoli sino alla nascita della Stampa.
Ancora oggi, che si venga da pellegrini, che si venga da turisti o da escursionisti, tutto parla di san Benedetto. Ancora tantissima gente viene a far visita all’Abbazia con il suo Sacro Speco e con la sue immagini che ritraggono il santo nei momenti salienti della sua vita.
Miracoli e citazioni sono tutte raccolte in questi divini luoghi attraverso affreschi, oggetti e racconti.
Per non dimenticare la Regola, testo discusso e da sempre oggetto di studio, realizzato durante il periodo di ermetismo di San Benedetto.
L’autrice racconta con riconoscenza di essere stata chiamata nel 2015 dall’abate di Subiaco, don Mauro Meacci proprio per realizzare un progetto che mettesse in chiara evidenza l’operato di san Benedetto e delle antiche architetture sacre. Ne è scaturito appunto questo meraviglioso testo che non descrive soltanto chiese e monasteri, ma quest’ultimi in quanto tempio sacro della preghiera e della riconciliazione con Dio. Grandi strutture elevate verso l’alto, molte delle quali con fondamenta che poggiano su un passato ben più antico, diventano simbolo di bellezza medievale.
Il testo non deve essere solo una semplice lettura per conoscere un banale elenco di chiese, grotte e monasteri, ma deve essere un’opportunità per immergersi all’interno dell’ anima dei luoghi protagonisti, una nuova chiave di lettura delle meraviglie architettoniche.
In più, ricordo che leggendo, avrete modo di poter fare delle belle passeggiate, (metafisicamente) alla scoperta dei luoghi intorno Subiaco.
Il testo attualmente è privo di ISBN ma potrete acquistarlo contattando direttamente il monastero benedettino o andandoci di persona, può essere un’occasione per fare una emozionante escursione e così acquistare anche il libro.
è possibile acquistare il libro in vendita a Subiaco presso le Erboristerie a Santa Scolastica e al Sacro Speco:
Piazzale Santa Scolastica, 1, 00028 Subiaco RM
Monasteri di Subiaco official website
Visita Monastero di Santa Scolastica:
• 9:30 – 12:15; 15:30 – 17:15 (inverno)
• 9:30 – 12:15; 15:30 – 18:15 (estate)
• Informazioni: 0774.82421 – padre Bernardo 333.4077850
Visita Monastero di San Benedetto – Sacro Speco
Informazioni e prenotazioni gruppi: padre Maurizio 334.2166558
Erboristeria:
• Informazioni e ordini: 0774.8242398 – 333.4077850
• Partita IVA 01008691006
•
Foresteria, prenotazioni alloggi e ristorante:
• Informazioni: 0774.85569 – 348.6537743
Tra le Associazioni che si occupano di far visitare Subiaco in particolare indichiamo:
Parco Naturale Regionale Monti Simbruini
e le Associazioni attive come Italia Nostra, Rotary di Subiaco, ecc.
Dal comunicato stampa per l’11 luglio.
Luchina Branciani: comunicato stampa per l’11 luglio «È per me una grande gioia presentare l’11 luglio il giorno che festeggia san Benedetto, il mio libro: Storia dei Monasteri Sublacensi dalle origini alla nascita della prima industria tipografica a caratteri mobili – corredato da Note territoriali sulla Val d’Aniene dalla Preistoria al XV secolo – unitamente al libro Limen paradisi.
I monasteri benedettini di Subiaco, a cura di Stefano Petrocchi al quale ho partecipato in veste di redattrice della sintesi Il mio lavoro scaturisce nell’alveo di una più che ventennale collaborazione con l’Archivio e la Biblioteca di Santa Scolastica ed è il risultato di ricerche sviluppate nel corso di un trentennio tra la Val d’Aniene e le aree limitrofe come archeologa, paleografa e storica, che ha all’attivo numerose collaborazioni con Istituzioni culturali e Ammistrazioni.
Le edizioni – trascrizioni e traduzioni integrali (2005, 2014) – delle antiche Cronache monastiche di Guglielmo Capisacchi da Narni (1573) e di Cherubino Mirzio da Treviri (1628-1630) hanno favorito il mio accesso alle carte dell’Archivio Storico del monastero di Santa Scolastica al fine di contestualizzarne e precisarne il racconto; ne è conseguita la necessità di ritessere, precisare e aggiornare la Storia sublacense.
Al contempo, diverse iniziative realizzate – tra l’ultimo ventennio del secolo scorso e il presente – sul solco di una più attenta valorizzazione del patrimonio librario, storico, archeologico, artistico, architettonico e paesaggistico-naturalistico dei Monasteri e del loro territorio, hanno contribuito alla conoscenza di aspetti spesso inediti, mal conosciuti o trascurati.
Tali circostanze sono state prodromo del progetto di questo libro e dell’incarico affidatomi nel 2015 dall’abate di Subiaco, don Mauro Meacci. A lui, al Ministero della Cultura, Direzione Generale delle Biblioteche e Diritto d’Autore, ai Direttori della Biblioteca di Santa Scolastica, che si sono avvicendati sino all’attuale, dom Fabrizio Messina Cicchetti e al personale, va la mia gratitudine per la rara disponibilità insieme a chi ha letto le bozze dandomi saggi consigli: ai miei cari e, in specie per il Basso Medioevo, ad Andreas Rehberg, Ricercatore presso l’Istituto Storico Germanico di Roma e a chi, più di recente, ha creduto in esso, Daniela Esposito Direttrice del Dipartimento di Storia, Disegno e Restauro dell’Architettura (Facolta d’Architettura, La Sapienza Roma) con cui ho collaborato anche per il progetto di ricerca PNRR: “Percorsi del ‘sacro’ fra la valle del Giovenzano, dell’Empiglione e la val d’Aniene: conoscenza, conservazione, valorizzazione”».
Esprimo gratitudine agli ammnistratori incontrati in questi anni e ai molti amici e colleghi anche rappresentanti delle generose Associazioni culturali territoriali, in particolare, Lumen di Pietrasecca di Carsoli con il suo fondatore don Fulvio Amici, Aequa, Italia Nostra sezione attiva di Subiaco (referente Benedetto Luciani) per la costante vicinanza in tutti questi anni; sentitamente ringrazio per la stima dimostrata, l’Associazione Articolo Nove di Ciciliano che ho conosciuto di recente. Dulcis in fundo, condivido con i lettori il mio grazie al referente della Ingegno Grafico di Subiaco, Antonio Scenti e alla sua équipe per l’attenta, preziosa opera di revisione bozze e impaginato.
La Ricerca
La ricerca è stata motivo di incontri, scambi, confronti: essi mi hanno avvicinata alla conoscenza del milieu sublacense connotato da tratti di forte originalità. In primis la morfologia della val d’Aniene, che, percorsa longitudinalmente dal fiume omonimo e delimitata tra le catene montuose dei Simbruini e dei Ruffi, ha favorito sin dall’antichità i collegamenti con le aree regionali limitrofe: il Prenestino, il Lazio meridionale e la Campania, il Carseolano verso la Valle del Fucino in Abruzzo, la Sabina e il Reatino e, attraverso il Tiburtino, Roma.
La presente storia prende le mosse da questa consapevolezza. Il racconto, articolato in 17 capitoli, parte dalla trattazione storico-archeologica, dall’Età preistorica, alle fasi protostorica e romana (quando la valle divenne con i suoi quattro acquedotti la principale rifornitrice di acqua per Roma), ivi incluso il periodo tardo-antico relativo alla prima cristianizzazione nella provincia Valeria. Ciò al fine di fornire coordinate indispensabili alla conoscenza più autentica della terra che accolse intorno al 494, san Benedetto da Norcia, colui che il racconto agiografico dei Dialoghi di papa Gregorio I Magno, posteriore solo di qualche decennio alla sua morte, ha eletto a campione del monachesimo in Occidente.
La sua figura, oggi più efficacemente contestualizzata e la prima redazione della Regola negli anni di eremitaggio nella grotta del monte Taleo (Sacro Speco), divenuta dall’Altomedioevo e dai primi secoli medievali – durante i governi degli abati Umberto e Giovanni V (XI-XII) – santuario e il simbolo della vita del perfetto monaco, costituiscono punto iniziale di un filo rosso, che ha accompagnato lungo i secoli, la storia dei Monasteri. Il Sacro Speco, quando in seguito alla riforma di Innocenzo III dei primissimi anni del XIII secolo, accolse una comunità monastica “specuense”, divenne luogo-simbolo della retta Osservanza alla Regola.
. La ricerca storiografica può contare, dagli inizi del Ventesimo secolo su giganti come Pietro Egidi, Vincenzo Federici, Gustavo Giovannoni e valenti studiosi come Paolo Carosi, i quali hanno preso le mosse dall’enorme opera di catalogazione dei materiali librari e manoscritti sublacensi dell’ottocentesco dom Leone Allodi, il primo che diede inizio alla trasmissione delle fonti storiche dell’Abbatia Sanctorum Benedicti et Scholasticae, sulla falsariga dei più antichi documenti d’archivio e delle prime cronache. L’attuale riesame storiografico e delle antiche carte, mediante il costante raffronto con le attuali conoscenze storico-archeologiche ha consentito di ritessere, in modo talvolta nuovo le fasi altomedievali tra VII-X secolo (fasi longobarda, franca, Ducato romano del princeps Alberico, le invasioni saracene, la presenza normanna e federiciana e la coeva politica pontificia), il costituirsi del nucleo originario del Patrimonium sublacense – ovvero delle terre e dei castelli dipendenti dall’Abbazia tra le Valli dei fiumi Empiglione, Giovenzano, Aniene – l’introduzione della Riforma cluniacense (in cui furono accomunati i cenobi di Farfa e di Subiaco) e il costante confronto con la politica del Regno in specie lungo i confini con il Carseolano e il Lazio meridionale, territori raccordati al Sublacense dall’antica viabilità principale di comunicazione tra le regioni dell’Italia centro-meridionale.
La storia ci mette a diretto contatto (fonti scritte e archeologiche) anche con rare figure dell’esperienza eremitica (XI-XIII secolo): tra queste, Domenico di Sora, Pietro Eremita, Chelidonia di Subiaco, Lorenzo Loricato. Il Duecento e il Basso Medioevo tra il Trecento e il terzo quarto del XV secolo, riservano novità rispetto alle vicende comunitarie e riguardo alla dimensione territoriale: ampiamente documentate le lotte tra le famiglie nobili locali e romane (tra cui: i Marzano, Conti, de Montanea, Antiochia, Rubeo, Orsini, Caetani, Colonna) che cercarono il controllo sui castelli e su ampie fasce aree del Patrimonio.
L’interdisciplinarietà resa indispendabile dalla necessità di conoscere più efficacemente le dinamiche sottese alle vicende di quei secoli, ci permette di contestualizzare realtà complesse e ben più vivaci di quanto noto per il passato anche rispetto all’originaria organizzazione e alle successive fasi di sviluppo dello Stato Pontificio e ai rapporti con le diocesi limitrofe. La corrente rifomistica nata in seno al monachesimo durante il XIV secolo, ha confermato il Sacro Speco nel ruolo di guida delle più forti aspirazioni ascetiche e dell’Osservanza.
L’Abbazia garantiva d’altro canto (XIV-XV secolo) il costante dialogo con la società contemporanea. Sono riemersi abati di grande levatura morale e intellettuale.
Bartolomeo II e Bartolomeo III, Tommaso da Celano, Matteo del Carretto, Juan de Torquemada, per citarne alcuni, hanno accolto – come accaduto per Francesco d’Assisi che fu, insieme a Ugolino da Ostia, presso la Grotta specuense durante il governo dell’abate Giovanni VI – le voci più avanzate di tali aspirazioni, come Angelo Clareno e Pierre Bohier. Dalla seconda metà del Trecento, la presenza di una comunità internazionale di monaci soprattutto spagnoli e tedeschi, stabilita in seguito a una nuova fase della riforma, in un’Europa non ancora divisa tra Stati nazionali, ha determinato la nascita e lo sviluppo di scriptoria, all’origine di una nuova pagina dell’Observantia sublacensis esportata in Austria (Melk) e in Germania dai primi anni del Quattrocento – nel periodo in cui nasceva a Padova, con Ludovico Barbo e la benedizione di papa Martino V, la Congregatio de Unitate di S. Giustina – e gancio dell’arrivo a Subiaco, a inizio degli anni Sessanta del secolo, dei due protostampatori Konrad Sweynheym e Arnold Pannartz, cui è oggi riconosciuto il merito di aver introdotto in Italia (presso il Sacro Speco) la prima industria tipografica a caratteri mobili (dal De Oratore nel 1465).
La rivoluzione culturale del “libro stampato” è scaturita nell’alveo di un progetto comune nato dall’accordo dei più insigni umanisti e protagonisti anche del dibattito in atto sulla Regola: Enea Silvio Piccolomini (poi papa Pio II), Nicola Cusano, l’abate commendario di Subiaco, Juan de Torquemada e altri insigni umanisti in sinergia con la coeva politica pontificia del tempo.
Gli Indici che completano l’opera sono redatti ad utilità di diversi tipi di ricerca.